IL LEADER, COME LO VORREI


giovane leader

Che cosa chiedo ai leader di oggi e a quelli che si avviano a diventare leader? Di avere una visione, un motto a cui ispirarsi e a cui dedicare tenacemente tempo ed energia. I collaboratori, i clienti, i fornitori hanno bisogno di essere ispirati e solo le persone ispirate possono farlo.
Anni fa lessi un articolo su un quotidiano che mi ha cambiato la vita: parlava di un signore che aveva avuto una idea (creare una scuola di formazione) e malgrado gli ostacoli, la scarsità del budget, le invidie alla fine aveva realizzato l’impresa. Cosa può fare la forza delle idee? Gli uomini. E nella profonda convinzione che l’uomo al lavoro è insostituibile, il leader ha bisogno di credere di essere unico ed irripetibile. E può con la forza delle sue idee, della sua visione, del suo impegno convogliare le forze umane intorno a sé e costruire il cambiamento.


Nei miei gruppi sullo sviluppo personale e professionale rivolgo ai partecipanti una domanda chiave: < Sul luogo di lavoro, tu fai la differenza?>. Qualcuno mi risponde si. Qualcuno no. Ciascuno può fare la differenza nel proprio luogo di lavoro, operando delle scelte, comprendendo in quale tassello si colloca, come può aggiungere valore alla sua forza-lavoro. E spesso invito i partecipanti a trovarsi un maestro: chi è il maestro? Può essere il proprio genitore, un professore significativo a scuola, può essere il proprio team leader. Il leader maestro è una persona da imitare, che può essere stimata e rispettata per le sue caratteristiche personali e professionali; che mette in campo la sua visione e la agisce di conseguenza. E’ una persona che non si arrende di fronte alle sconfitte e ai fallimenti, ma che impara dagli sbagli e riparte più competente e rafforzato.
E’ colui che in prima persona si mette in gioco, si sporca le mani, ed è felice di trasferire quello che sa e sa fare. E’ colui che umanamente comprende quando l’altro è in difficoltà. E gli tende la mano e si ferma a ripetere.
Ci sono persone che nascono leader: quelle dotate di un potere carismatico, dotati di profonda calma e consapevolezza nelle proprie capacità e di una intrinseca forza comunicativa. Sono pochi e di talento.
Molti altri possono diventare leader: se sono competenti, umili, interessati a crescere nel business possono guidare ed essere seguiti nelle sfide. L’importante è che non smettano di leggere, studiare, confrontarsi con altri mondi, al di fuori del proprio ambito settoriale e riescano ad avere idee.
Credo molto nella responsabilità sociale dell’impresa: una bottega che apre dà da mangiare a tante persone, non solo all’imprenditore. C’è la persona che pulisce il locale, colui che ha venduto i mobili per l’arredo, il fornitore che porta la merce da vendere, il commesso che allestisce la vetrina, etc. Il leader di impresa non può mai dimenticare che di fronte alla chiusura di uno stabilimento o di un punto vendita c’è una serie di ricadute sociali.
E’ compito del leader imparare ad imparare e trasferire ai suoi collaboratori le necessarie competenze per non essere mai obsoleti, in uno scenario fluttuante come quello in cui viviamo attualmente:
• Equilibrio tra vita personale e vita professionale

• Risoluzione problemi

• Creatività – Innovazione

• Gestione delle persone

• Coordinarsi con gli altri-cooperare

• Utilizzare l’intelligenza emotiva

• Prendere decisioni

• Negoziazione Gestione Conflitto

• Flessibilità e Gestione dello stress

• Orientamento al servizio e autoimprenditorialità

sono alcune delle peculiari “skills” che vengono richieste per diventare buoni leader e riuscire a sostenere lo strapotere della tecnologia che nei prossimi cinque anni inesorabilmente cambierà processi e prodotti.

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