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Attenzione e concentrazione tra Pedagogia Montessoriana e Psicologia della Gestalt


Attenzione e concentrazione tra Pedagogia Montessoriana e Psicologia della Gestalt . Il segreto dell'infanzia é quell'evento apparentemente banale in cui sorprendiamo spesso i bambini, che sprofondano nell'attività che li interessa e diventano sordi rispetto agli altri stimoli. Maria Montessori parla dell' "intimo raccoglimento" che indica questo "sprofondarsi dell'anima in se stessa" e che individua la chiave di tutta la pedagogia: saper riconoscere gli istanti preziosi della concentrazione per poterli utilizzare nell'insegnamento. L'organizzazione della vita psichica inizia con un fenomeno caratteristico di attenzione e ogni volta che avviene una simile polarizzazione dell'attenzione, il bambino inizia a trasformarsi completamente, a farsi più calmo, quasi più intelligente e più espansivo. Il momento dell'attenzione e della concentrazione é il momento in cui si hanno le rivelazioni essenziali e i cambiamenti più radicali, quando la vita prima dispersa nel caos trova il suo centro, fin ché una cosa speciale intensamente l'attrae, la fissa, e allora l'uomo ha la rivelazione di se stesso, sente di cominciare a Vivere. L'attenzione dei bambini va osservata, ricercata ed aiutata. L'ambiente, i materiali, e le attività devono essere finalizzate ad aiutare la concentrazione verso punti di interesse e, una volta che si è innescata, deve essere protetta, ovvero lasciata libera di agire. La libertà é la condizione sperimentale per innescare i fenomeni dell'attenzione del bambino. Un bambino distratto è un Bambino dipendente, in balia degli stimoli dell'ambiente. Quando il bambino si concentra la sua mente si sviluppa e la sua personalità si costruisce.

 

   

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come orientare oggi?


Oggi, sono sempre più frequenti, purtroppo, persone e personaggi, professionisti ed aspiranti tali che si dichiarano esperti 30ennali nel settore dell’orientamento e che, tuttavia, si mostrano incapaci di distinguere quello che è un corso di alta formazione che rilascia qualificazione professionale da un corso di aggiornamento riservato ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado.   Io mi chiedo quale aiuto concreto possa dare un Orientatore in assenza di informazioni realistiche, conoscenza pertinente, consapevolezza della normativa e del mercato del lavoro! Come è possibile orientare a queste condizioni oggi? Tanto più che agenzie formative, enti di formazione e istituzioni affini giocano al limite, sul confine tra esigenze di marketing ed etica dell’informazione “orientando” i clienti più sull’acquisto del proprio prodotto che sull’acquisizione della propria autonomia (finalità principale dell’orientamento umanamente inteso).   Il mondo dell’istruzione è fondamentalmente diverso dal mondo della formazione professionale, la regolamentazione del settore pubblico è fondamentalmente diversa dalla regolamentazione del settore privato, un master universitario è profondamente diverso da un corso di alta formazione che rilascia qualificazione professionale, una abilitazione professionale (come quella del medico o dello psicologo per intenderci) è profondamente diversa dalla apertura di una partita iva in assenza di abilitazione e qualifica professionale. La legge 4/13 sulle professioni non regolamentate è tutt’altra cosa della legge quadro 845/78 relativa all’alta formazione professionale, cosi come è tutt’altra cosa dalla direttiva MIUR 170 relativa ai corsi di aggiornamento del personale docente. Un corso di aggiornamento non è un corso abilitante e non è un corso qualificante. Un corso può essere riconosciuto dal MIUR a livello regionale o nazionale ed un Ente può essere riconosciuto ed autorizzato dal MIUR; un centro di formazione può essere accreditato in una Regione e rilasciare qualifiche valide in Italia e referenziate ai livelli EQF europei; un corso può essere riconosciuto per la formazione permanente degli assistenti sociali o per la formazione permanente dei counselor e sono due cose profondamente diverse.   Un orientatore può lavorare nelle scuole? Certo che può! Cosi come uno psicologo può lavorare nelle scuole… ma a quali condizioni, con quali requisiti d’accesso? Con quale iter procedurale di validazione della professionalità oggetto della selezione?   Non solo oggi è sempre più necessario conoscere (per orientare veramente) la differenza giuridica delle varie nomenclature (master, aggiornamento, autorizzazione, riconoscimento, accreditamento, corso di alta formazione, qualificazione professionale ecc…) ma è ancor più necessario conoscere e far conoscere le modalità di accesso/inserimento nel mondo professionale.   Un orientatore può lavorare a scuola? Certo che può! Ma come ci entra? A quali condizioni? Con quali requisiti? C’è un bando pubblico? Che requisiti di formazione sono richiesti? Che requisiti di esperienza sono richiesti? E’ necessaria la laurea triennale? E se chiedono la specialistica? Oltre alla laurea sono richiesti titoli PROFESSIONALIZZANTI specifici? Iscriversi ad un registro gestito da un’associazione privata è garanzia di occupazione di un orientatore in una Pubblica Amministrazione? E se poi un bando pubblico chiede 3 anni di esperienza? Il cv è sufficiente a documentare tale esperienza? A controlli di secondo livello quali evidenze possiamo offrire della concretezza dell’esperienza erogata?   E per un’agenzia interinale (per fare un diverso esempio) come funziona? Bisogna ripetersi tutte le domande precedenti? E che tipo di professionalità è necessario esibire per entrare in aziende private con funzioni di orientamento e gestione HR?   L’orientatore oggi si trova di fronte ad un compito difficilissimo: adottare in primo luogo un approccio etico e consapevole, formarsi continuamente e studiare concretamente e tecnicamente quali sono o possono essere gli effettivi canali di spendibilità dei propri clienti, aiutare i clienti a generare ed individuare e progettare percorsi credibili, fattivi, sostenibili che integrano professionalità, credibilità e realistica possibilità di percorrere i diversi iter di inserimento in un mondo del lavoro che si fa sempre più variegato e che per questo richiede sempre maggiore capacità di identificazione e focalizzazione.