la flessibilità è davvero conquista informatica?


la flessibilità è davvero conquista informatica?

         Ce lo sentiamo ripetere ormai da decenni e, come accade per ogni situazione insistentemente riproposta e diffusa, abbiamo concluso in molti, noi adulti più che in anta..., che davvero la grande conquista di questo mondo mediatico che ci circonda, ci sovrasta e condiziona, è la versatilità e, ancora meglio, la flessibilità. È l'informatica con le sue più recenti rivoluzioni, a partire da quella del microchip che ci ha donato la più ampia libertà di scelta in tempo reale, che in  tempo reale possiamo anche modificare. Possiamo scegliere di avere  ciò che in tanti hanno o, al contrario, avere  ciò che gli altri non cercano e non desiderano e tutto è possibile, a volte basta un clic e voilà il gioco è fatto. Oggi, grazie all'informatica ogni strumento è adattabile alle esigenze della singola persona e le opzioni multiple provvedono a suggerirci modifiche e variazioni che renderanno quell'oggetto, quello strumento solo nostro, pur mantenendo le caratteristiche di top di gamma che ce lo fanno preferire ad altri.

 

Eccellente!!! Così è rispettata la nostra ampia amplissima libertà di personalizzazione nelle scelte.  Già, ma di quali scelte stiamo parlando, di quali libertà ci convinciamo di essere detentori? Qualcuno dei maestri che ho avuto la fortuna di incontrare -e spero che a ciascuno di voi sia accaduto altrettanto-  un tempo mi ha insegnato che suggerire una risposta, una soluzione, un bisogno è in fondo privare l'altro della possibilità di cercare dentro di sé quella risposta, quella soluzione, quel bisogno e magari privarlo di scoprire che altro vorrebbe. Non mi sento dunque facilitata ad esercitare la mia libertà quando mi sento pressata da suggerimenti non richiesti per ogni situazione della vita, per ogni occupazione, per ogni tempo libero e/o di lavoro; non mi sento appagata dalle opzioni personalizzate e flessibili per ogni acquisto o per ogni proposito o obiettivo. Piuttosto avverto la difficoltà a concentrarmi su me stessa, proprio a causa di questo rumore di fondo assordante e non di rado insolente e al disagio immediatamente si aggiunge l'amarezza di constatare come le giovani generazioni siano ancor di più del tutto impreparate e indifese, completamente assorbite dal vortice che li risucchia, certamente anche per evidenti responsabilità di noi adulti, in particolare degli educatori.

         La proprietà di essere flessibile è facilità a piegarsi, è flessibilità, di una molla, di un arto, di una struttura; nelle costruzioni è l'attitudine a subire deformazioni elastiche, se sottoposta a flessione; è flessibilità di carattere, d’indole, per adattarsi alle circostanze della vita; con riferimento a macchine, apparecchiature, sistemi elettronici, ecc., è appunto l'ampia possibilità di utilizzazione e di adattamento a condizioni diverse d’impiego e, in economia, è flessibilità del cambio, mancanza di limiti fissati ufficialmente alle sue oscillazioni; è flessibilità dei prezzi, adattabilità alla situazione del mercato, è flessibilità di un sistema economico,

La flessibilità di cui abbiamo tutti primario bisogno è ben altro che questo giocare con le opzioni degli strumenti (peraltro già... previste dai soliti  persuasori occulti...). Dal lat. tardo flexibilitas -atis, l'essere flessibile, è elasticità, flessuosità, pieghevolezza, è l'adattarsi a situazioni... [http://www.treccani.it/]; è insomma una peculiarità di eccellenza della persona che ha imparato e continua ogni giorno ad apprendere come far fronte a situazioni che richiedono adattamento. L'adattamento è la forma più alta dell'intelligenza umana, è la modalità con cui possiamo riuscire a impicciolire le difficoltà per dare spazio agli elementi positivi, alle opportunità che si celano in ogni situazione.

Quando pensiamo all’essere flessibili, pensiamo in prima istanza a qualcosa che ha a che fare col comportamento, intendendo così per flessibilità l’adattabilità e la morbidezza degli atteggiamenti. Esiste un secondo modo di “essere flessibili”, che coinvolge la relazione tra le idee, tra le persone in quanto dialoganti. In tal caso, la flessibilità implica la capacità di essere aperti alla parola dell’altro, tanto aperti da riuscire a rimettere in discussione se stessi. Maurizio Chatel,

[https://mauriziochatel.wordpress.com/]

La vera flessibilità è quella che appartiene a noi in quanto esseri umani ed è l'anticamera della creatività come della collaborazione tra punti di vista diversi, altro che quella programmata e raffinata adattabilità trasformista degli strumenti, suggerita essenzialmente dalle necessità di business. A ben guardare, la flessibilità è patrimonio atavico e antico delle menti più profonde che hanno imparato progressivamente a guardarsi dentro per ritrovare in sé quelle domande per le quali hanno poi cercato risposte e soluzioni nella realtà esterna.

         La soluzione non è affatto quella di tenersi alla lontana da tutto ciò che l'informatica ci propone e che è senza alcun dubbio un validissimo e insostituibile aiuto, la vera soluzione è quella di rispettare che la risposta, in quanto tale, segue e solo sempre seguirà la domanda (quanti di noi usano, senza avvedersene, anteporre la risposta alla domanda?) e occorre  mantenere ruoli e competenze ben distinte: ogni strumento mediatico può essermi di aiuto, basta che sia io a decidere di quale aiuto veramente di volta in volta io abbia necessità. Un esempio facile? Il cellulare di ultima generazione può essere un acquisto necessario se il mio lavoro richiede continua connessione, più comunicazioni in contemporanea, scambi di schemi, immagini progetti in tempo reale, multitasker e supertasker, ma in quanti acquistano l'ultima novità, affascinati dalla potenza e dalle possibilità strabilianti, senza chiedersi se e quando saranno loro necessarie?

         È difficile precisare quante rivoluzioni informatiche abbiamo vissuto in questi due-tre ultimi decenni: sei, otto o di più, a seconda di ciò che alimenta una radicale modificazione in un determinato ambito, sia strumentale sia comportamentale e appunto dei nostri comportamenti sarebbe importante che prendessimo consapevolezza per accettare e vivere il cambiamento.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

 

 

 

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