Ho sempre pensato che essere Counselor significasse innanzitutto essere portatori di valori di empatia, di capacità di costruzione di relazioni interpersonali vere, sincere, profonde, di capacità di diffusione, con i propri comportamenti, di principi etici.
Credo che nessun settore come quello del “sociale” possa essere esempio di queste capacità, che gli operatori siano o meno dei Counselor. Posso immaginare che, al di là delle particolari motivazioni di ognuno, ci sia qualcosa che accomuna persone che scelgono deliberatamente di dedicarsi agli Altri, e scelgono di farlo in un settore in cui il profitto è inesistente o viene reinvestito a beneficio del miglioramento del servizio e della formazione di chi lo garantisce.
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Cercherò di non fare troppi giri di parole. C’è una caratteristica che ci rende comuni gli uni agli altri, fin dalla nascita, e consiste nella vulnerabilità. Se io in questo momento sto scrivendo, e se qualcun altro sta leggendo dall’altra parte, anche se mi è sconosciuto, sono sicuro di avere con lui qualcosa in comune: e cioè che qualcuno ci ha permesso di sopravvivere. Qualcuno ci ha nutriti, forse anche amati, alla sua maniera, insomma si è preso cura di noi. Io ed il mio lettore o lettrice non siamo stati abbandonati. Ricevere cure ed attenzioni, fin da piccoli, soprattutto nei periodi più cruciali dello sviluppo, rappresenta la condizione irrinunciabile per poterci garantire la continuità dell’esistenza fisica e fisiologica. Ci troviamo, cioè, in uno stato di totale dipendenza.