La gestalt a scuola [parte 2/10]


L'emergere, di cui parlavo poc'anzi, va inteso proprio in tal senso ossia come il formarsi di un corso d'acqua secondo una logica interna di auto-organizzazione che può dispiegarsi soltanto all'interno di un determinato contesto ambientale. E' cosi che si arriva alla descrizione si aluni principi fondamentali dell'epistemologia della complessità:

 

  • non possiamo separare il fiume dal contesto ambientale (costruzione soggettivo-oggettiva allo stesso tempo)
  • fiume e territorio formano un tutto che è più della somma delle parti (la qualità imprevedibile che emerge dentro l'interazione)
  • posso compredere le parti solo se posso coprendere il tutto e posso comprendere il tutto solo se conosco le parti (reciprocità e ricorsività del comprendere)
  • il tutto è visibile in ogni singola parte (principio ologrammatico)

 

Ovviamente, per quanto riguarda il rapporto tra individuo e società vale lo stesso principio dell'organizzazione ricorsiva cioè di quell'organizzazione i cui effetti e prodotti sono necessari per la sua stessa causazione e produzione: la società è prodotta dalle interazioni tra gli individui e, a loro volta, tali interazioni producono una totalità organizzatrice che retro-agisce sugli individui per co-produrli. E' proprio in questo senso che Morin parla della necessità di una <<antropo-etica>> capace di riconoscere il carattere ternario della condizione umana, l'inscindibilità ricorsiva ed interagente tra individuo-specie-società tanto che <<ogni sviluppo veramente umano significa sviluppo congiunto delle autonomie individuali, delle partecipazioni comunitarie e del sentimento di appartenenza alla specie umana>>.

 

La Gestalt Psicosociale enfatizza proprio gli aspetti di cui sto trattando dal momento che si propone di riflettere sistematicamente sulla relazione tra mente e natura, soggetto e oggetto, io  e mondo, appartenenza e differenziazione: in tal modo non solamente promuove una visione sostanzialmente olistica dell'uomo come essere inseparabile dalla sua comunità (specie, ambiente, famiglia, società, continente, pianeta, universo) ma, facendo attenzione alla dinamica generativa dell'identità dell'uomo di oggi, dirige l'attenzione a tutte le variabili ad essa sottesa. Alcune delle chiavi di lettura elaborate all'interno della Gestalt Psicosociale, infatti, riguardano:

 

1.    il ciclo dei bisogni

2.    il ciclo di relazione

3.    il ciclo di esplorazione

4.    i livelli dell'esperienza

5.    il rapporto fondo/figura

 

La “Psicologia della Gestalt”, inoltre, può essere intesa come la teoria per cui il nostro campo percettivo si organizza spontaneamente sotto forma di insiemi strutturali e significativi per noi.

 

Il soggetto tende ad isolare “buone forme” o “forme pregnanti” attraverso cui regola le relazioni con l’ambiente e tende a soddisfare i propri bisogni.

 

I bisogni non soddisfatti sarebbero alla base dei comportamenti patologici: è per questo che diventa fondamentale in ambito educativo, formativo, pedagogico (sia come presa in carico di situazioni problematiche, sia a livello di prevenzione primaria) utilizzare delle strategie che, come quella della Gestalt Psicosociale, focalizzano l'attenzione

 

  • sulle modalità dell'emergenza delle figure che hanno significato per l'individuo
  • sul rapporto tra il contesto (sfondo) e l'attribuzione del senso (figura)
  • sullo svelamento e sull'acquisizione della consapevolezza in merito all'ermeneutica della persona (in merito cioè al come un soggetto si è abituato a conferire senso in quel modo e non in un altro possibile)
  • sulla possibilità di dis-abituarsi e ri-abituarsi, cioè sul cambiamento e sulla possibilità di rifunzionalizzare nel presente quei meccanismi che inconsapevolmente continuano a bloccarci.

 

Questo non significa che la Gestalt persegue l'obiettivo di rendere cosciente ciò che è inconscio perchè vorrebbe dire ri-cadere in una metafisica normativa che impone un dover essere estrinseco rispetto alla logica della co-costruzione che sostanzia la dinamica relazionale tra individuo e contesto.

 

E' proprio qui che l'ideale cartesiano trova la sua impasse definitiva e proprio laddove esso mirava ad una purificazione qualitativa della conoscenza verso una identificazione perfetta di coscienza e conoscenza, il problema viene a capovolgersi. Come sostiene Mauro Ceruti, infatti, ogni presa di coscienza produce zone d'ombra e l'ombra <<non è più soltanto ciò che sta fuori dalla luce ma, ancor meno visibile, si produce nel cuore stesso di ciò che produce luce>>. Il rapporto tra conscio ed inconscio si costruisce in maniera <<ricorrente e vicariante: a ogni presa di coscienza corrisponde sia una nuova conoscenza delle matrici costruttive di una onoscenza acquisita precedentemente, sia la produzione di un nuovo inconscio cognitivo corrispondente alla non visibilità delle matrici e dei meccanismi che hanno presieduto al processo di presa di coscienza>>. Ad ogni presa di coscienza, dunque, corrisponde un aumento di ignoranza perchè lettarlmente non possiamo osservare dall'esterno e chiarire una volta per tutte il processo attraverso cui la nostra coscienza, la nostra mente, la nostra personalità si formano dentro la relazione con l'ambiente e con gli altri. Heidegger parlava dell'in-essere (cioè dell'essere radicati nel mondo cosi come un albero è radicato nella terra) e del con-essere (cioè dell'essere legati agli altri esseri cosi come sono legati i bimbi che fanno un giro tondo) come delle strutture fondamentali dell'esistenza dell'esser-ci.

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