DALLA GLOBALIZZAZIONE AL CORONAVIRUS: LA RICERCA DI NUOVI MODELLI COMUNICATIVI


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A decorrere dalla seconda metà degli anni ottanta il mondo ha iniziato a subire gli effetti del processo di globalizzazione che peraltro si era manifestato già nel decennio precedente (secondo la storia economica già a partire dal 1975). Nella vecchia Europa la città di Berlino e l’abbattimento del muro (9 novembre 1989) rappresentano il simbolo di queste trasformazioni che hanno favorito uno slancio verso il futuro e nel contempo hanno messo a nudo la “memoria” del vecchio. Come ci ricorda Derrik De Kerckhove la globalizzazione può essere interpretata soprattutto quale fenomeno psicologico trasversale alle culture, particolarmente riconoscibile attraverso i momenti cognitivi globali, quali ad esempio l’11 settembre del 2001, il maremoto (tsunami) del 26 dicembre 2004 o la pandemia del Coronavirus del 2020.

 

I tratti caratteristici della “globalizzazione” sono dati dalla “destrutturazione” dei vecchi modelli di organizzazione dell’attività produttiva e dalla perdita di potere subito dalla “politica” nei confronti “dell’economia”, in quanto sempre meno il potere politico sembra in grado di stabilire e far rispettare le regole del potere economico.

L’appiattimento e l’omologazione dei modelli culturali mette in risalto i temi legati all’appartenenza, all’identità e alla mancanza dei vecchi punti di riferimento. “L’uomo postmoderno, infatti, si ritrova – da una parte – sempre più isolato e solo, nonostante il progredire della comunicazione planetaria, e – dall’altra – sempre meno capace di rispettare ed apprezzare la pienezza ontologica e valoriale del tu” (Romano R.G., 2004, 16). Il tempo della “frammentazione” (che io chiamerei più volentieri “sradicamento”) ha prodotto assenza di limiti e di confini chiari generando “confusione” e un forte senso di “disorientamento” anche per l’uomo comune che all’improvviso si è trovato ad essere cittadino del mondo e si chiede smarrito: “quanto è libera la libertà?” (Bauman, 2003, 69). Un mondo ricco di sconfinate praterie da poter percorre ma anche cosparso di trappole insidiose, una grande “arca” inquietante, senza guida, senza remi, senza possibilità di ormeggio sulla quale ognuno di noi è costretto a salire accettando i rischi e i pericoli, ma anche le opportunità del “viaggio”, del percorso ancora ignoto della propria vita. Il nomadismo, il viaggiare attraverso le esperienze, rappresenta il “nuovo contesto” (spazio, tempo, percezione) dell’età postmoderna, nel quale le soggettività si incontrano e nel quale gli individui dialogano. “Nel tempo della complessità e della frantumazione cambiano in modo decisivo le funzioni, i significati e le dinamiche stesse della comunicazione. Nei molteplici ambiti della convivenza umana i nuovi assetti politici e i mutati paradigmi culturali fanno avvertire come prioritaria l’esigenza di specifiche competenze comunicative: si parla di “scienze” – e non di “scienza” – della comunicazione per indicare come la comunicazione stessa sia diventata complessa e frammentata” (Salonia, 1999). La ricerca di nuove regole e modelli comunicativi diventa pertanto uno dei compiti prioritari nell’attuale contesto sociale e culturale”.

 

Bibliografia

BAUMAN Z. (1999), La solitudine del cittadino globale, tr. it.Feltrinelli, Milano, 2000, 2003.

BUBER M. (1991), Il principio dialogico e altri dialoghi, tr. it. San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), 1993.

DAMASIO A.R. (1994), L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, tr. it. Adelphi, Milano, 1995, 2003.

LEVI-MONTALCINI R., Tempo di azione, Baldini Castaldi Dalai, Milano, 2004.

PASQUA C.,Derrick De Kerckhove, http.//www.thedailybit.com., Time & Mind Editrice, Torino, 1999.

ROMANO R.G., Ciclo di vita e postmodernità tra fluidità e confusione, in ROMANO R.G. (a cura di), Ciclo di vita e dinamiche educative nella società postmoderna, Franco Angeli, Milano, 2004.

SALONIA G. (1999), Dialogare nel tempo della frammentazione, in ARMETTA F., NARO M., (1999) (a cura di), Impense adlaboravit, Facoltà Teologica di Sicilia, Palermo, pp. 571-586.

 

 

 

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