L'accoglienza nasce dall'attesa


PROGETTO DI FORMAZIONE E COUNSELING

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L’accoglienza nasce dall’attesa

Sono stata contattata da Katia Di Santo del Consorzio S. Maria C.V. (Ce) nel mese di dicembre 2017 per iniziare nel mese di gennaio 2018 la formazione generale dei volontari del Servizio Civile Nazionale entrati in servizio nello stesso mese di dicembre 2017. Il collega Vincenzo Griffo era disponibile a concordare un calendario delle lezioni, da tenersi nel centro studi del Consorzio Icaro a S. Maria C.V. Ma io no. Per fortuna (sic!) ero già impegnata in altre aule di formazione tra Ischia (Na) e Napoli. Non era la prima volta che lavoravo per il Consorzio Icaro. Pertanto sapevo che avrei incominciato un bel viaggio alla scoperta di nomi, storie e contesti urbani e di imprese diverse dall’area metropolitana di Napoli; pertanto dovevo dedicare tempo e spazio professionale, non facilmente conciliabile con altri impegni. Ho chiesto a Katia di aspettarmi. Mi liberavo il 30 gennaio e in vari giorni a febbraio, per dedicarmi a pieno nel mese di marzo ed aprile 2018. Katia ha risposto va bene. Mi ha inviato una bozza di calendario, concordato con V. Griffo, poi modificato in piccola parte per indisponibilità degli allievi: n. 8 aule per otto giorni ciascuna, mattina e pomeriggio dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20.

 

  L’ultima aula dalle 8 alle 14. In tutto n. 9 aule (le chiamiamo anche edizioni) di circa 25 allievi ciascuna.  Nel periodo intercorso tra l’inizio delle attività in aula ho messo a punto un nuovo programma, avendo avuto informazioni da Katia sulla composizione molto eterogenea delle aule di partecipanti, sia per provenienza geografica, sia per esperienze formative e professionali, sia per i progetti di Servizio Civile in cui sono impegnati. Quest’anno in modo particolare è l’ultimo anno del Servizio Civile Nazionale: con il decreto legislativo n. 40 del 6 marzo 2017 il SCN si trasforma in Servizio Civile Universale, con varie modifiche dal punto di vista della programmazione, attuazione, formazione ed accompagnamento dei partecipanti al servizio rispetto all’attuale Servizio Civile Nazionale. Nel Dlgs n. 40/2017 Servizio Civile Universale all’art.8 comma 1 è citato testualmente: <gli enti di servizio civile universale provvedono (…….) alla formazione degli operatori volontari (…..) svolgono le attività di comunicazione, nonché quelle propedeutiche per il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze acquisite dagli operatori volontari durante lo svolgimento del Servizio Civile Universale>.   

Nel SCU la formazione generale sarà di durata minima di 30 ore (e non 48 come nel SCN) e la formazione specifica di 50 ore (e non di 72 come nel SCN). All’art 18 del Dlgs n. 40 /2017 oltre ai crediti formativi che le università possono riconoscere a coloro che hanno prestato servizio nel SCU (i crediti formativi anche nel SCN), al comma 4 è espressamente citato che < il periodo di servizio civile universale effettivamente prestato…. è valutato nei pubblici concorsi con le stesse modalità e lo stesso valore del servizio prestato presso amministrazioni pubbliche>. Al SCU - che prevede una programmazione triennale, su bando annuale, in un periodo tra 8 e 12 mesi (e non 12 mesi come il SCN) sono ammessi i cittadini italiani, i cittadini europei e gli stranieri soggiornanti in Italia con regolare permesso di soggiorno, tutti dai 18 ai 28 anni. Per equiparare quindi la formazione generale, a chi presta servizio oggi e in fase transitoria la formazione che partirà, ho ritenuto necessario potenziare la parte relativa al riconoscimento e valorizzazione delle competenze e alla capacità di descrivere che cosa si è imparato e cosa si è fatto durante l’anno di servizio civile nazionale e far nascere nell’operatore l’urgenza di livellare le proprie competenze con quelle dei colleghi europei e stranieri.

In sintesi gli obiettivi fondamentali da raggiungere sono stati

1)    rendere i corsisti cittadini attivi e

2)    uomini e donne consapevoli, nell’orientamento della propria vita e delle scelte professionali.

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Le fasi di formazione e le  fasi di counseling

Sviluppo del progetto

Premessa

I partecipanti alle edizioni di cui si parla sono tutti impegnati in progetti di assistenza a minori, disabili, anziani, sia nella cura, sia nella educazione e promozione culturale. Pertanto tutti i contenuti relativi alla relazione professionale con l’utente sono stati arricchiti da attivazioni ed esercitazioni specifiche al fine di migliorare l’ acquisizione delle competenze tecnico professionali, sperimentate nella formazione specifica già fruita a cura dell’ente ospitante e in corso di potenziamento durante il servizio. Partendo dalle indicazioni delle linee guida dei moduli di Formazione Generale fornite dal legislatore ho strutturato ogni giornata come un intervento formativo non replicabile, in modo da tarare in maniera originale i contenuti necessari da ripetere, le esercitazioni di applicazione (da soli e in gruppo) e soprattutto in modo da dedicare tempo necessario alla esplorazione personale nel counseling individuale in gruppo.

Lezione 1

Identità del gruppo in formazione e patto formativo;

Dall’obiezione di coscienza al servizio civile nazionale: evoluzione storica e culturale, affinità e differenze tra le due realtà;

Lezione 2

Il dovere di difesa della Patria: la difesa civile non armata e non violenta;

Lezione 3

La normativa vigente e la carta d’impegno etico;

Lezione 4

La formazione civica;

Le forme di cittadinanza;

Lezione 5

La protezione civile;

La rappresentanza dei volontari nel servizio civile;

Lezione 6

Presentazione dell’Ente: il Consorzio Icaro, le cooperative e le associazioni sedi di realizzazione di progetto;

Il lavoro per progetti;

Lezione 7

L’organizzazione del servizio civile e le sue figure;

Disciplina dei rapporti tra enti e volontari del Servizio Civile Nazionale;

Lezione 8

Comunicazione interpersonale e gestione dei conflitti.

 

Il primo incontro è stato dedicato alla conoscenza di ciascuno, la presentazione della programmazione didattica e formativa, gli obiettivi, l’organizzazione logistica e burocratica. All’inizio di ogni edizione il tutor mi ha introdotto, ha spiegato norme di comportamento e tempi di erogazione, ha chiarito aspetti burocratici e organizzativi. Ho dedicato anche due ore e 30 min per conoscere ciascun partecipante, chiedendo da dove veniva, quale era il progetto di SCN assegnato, quale era stata l’istruzione, formazione e lavoro pregressi. In molti colloqui in gruppo ho chiesto perché avevano scelto di partecipare al SCN. Questo colloquio iniziale mi ha permesso di adattare il linguaggio da adottare per spiegare le leggi, i principi della costituzione, i contenuti storici ed etici del Servizio Civile Nazionale e favorire la conoscenza di ciascuno nel gruppo di lavoro. Ho invitato i partecipanti di ciascuna edizione a non avere timore a richiedere il significato delle parole, in quanto nel percorso formativo e di counseling avremmo toccato tante scienze diverse. Con l’introduzione del concetto di Patria attraverso slides e letture ragionate sulle definizioni e ho attivato l’aula con la  domanda < Che cosa è Patria per te>. A questa domanda è emersa una visione molto focalizzata di Patria: è casa, affetti, famiglia, la propria cittadina di origine. Niente a che vedere con la libertà, il sacrificio, il sacro dovere di difesa della Patria con mezzi non armati e non violenti, i principi ispiratori del Servizio Civile Nazionale. Ho letto insieme ai partecipanti la legge 64/2001, spiegando loro come si studia una legge e gli aspetti più importanti da ricordare – gli ambiti di applicazione, chi può partecipare al SCN, gli attori del SCN, etc. Ho introdotto l’ ”Iceberg delle competenze” che è un modello di analisi della persona che partendo dalle skills acquisite attraverso titoli di studio, le esperienze di vita, il ruolo sociale, i lavori, i tratti arriva alla base che è la motivazione della scelta individuale. Come applicazione pratica e metodologia formativa ho chiesto ai partecipanti, attraverso la compilazione di una griglia, di riconoscere i propri valori personali e di allinearli secondo un proprio ordine di importanza, urgenza. Dalla lettura dei risultati ho chiesto loro – attraverso metafore – di scegliere di agire un valore, piuttosto che un altro. Il momento di counseling individuale in gruppo è seguito da silenzio e rispetto e ciascuno ad alta voce si è interrogato sulle proprie paure e le difficoltà di scelta, soprattutto nel riconoscere i valori che li hanno guidati sino a oggi. Dalla iniziale intervista ai partecipanti è emerso che la scelta di aderire al Servizio Civile Nazionale è stata effettuata per incassare 433,80 eur al mese, rimanendo a casa, occupandosi del prossimo. Pochi tra i partecipanti hanno scelto questa opportunità per capire cosa volevano fare in seguito o per acquisire crediti formativi o professionali, essendo già impegnati in professioni di aiuto o corsi di laurea ad esse collegate. I partecipanti appaiono “disamorati” rispetto alle opportunità professionali in Italia e di affermazione di sé come adulti. La stragrande maggioranza proviene da cittadine della provincia campana (provincia di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli) il cui tessuto urbano offre scarse opportunità di impiego e di prospettiva di sviluppo e crescita personale. Quasi tutti diplomati e anche laureati (laurea triennale) sono andati in paesi o città vicine. Ma sono ancora molto spaventati all’idea di lasciare, famiglia, comodità, sicurezze a cui si sono abituati. Il proprio mondo di riferimento è il territorio della città in cui sono nati e i fattori culturali sono da una parte ricchezza di identità, ma dall’altra anche uno stretto vincolo che restringe la visione di “poter fare ed essere ciò che si vuole”. Dall’esame del progetto in cui si impegnano quotidianamente come operatori del SCN ho chiesto loro di redigere in poche righe il proprio piano di azioni professionale e personale per quest’anno: molti si sono limitati a descrivere i compiti quotidiani, gli orari, i luoghi. Ne emerge la difficoltà di progettare il proprio sviluppo personale e professionale, in un momento delicato del passaggio verso la vita adulta (che anagraficamente per tutti è già arrivata). Con l’aiuto di una slide in cui ho riportato i passaggi chiave da compiere per “diventare adulti” secondo le linee guida del Ministero delle Politiche Giovanili e la lettura di un articolo su “Giovani Bamboccioni” ho chiesto loro di autovalutarsi, qui e ora, dandosi un punteggio da 1 a 5 sulle fasi compiute e non compiute per diventare adulti e ho inserito i concetti di orientamento, consapevolezza e responsabilità. Ne emerge un campione di giovani italiani ripiegato su se stesso, con poche ambizioni e molti pregiudizi sulle proprie possibilità di emergere, in difficoltà economica. Qualcuno infatti ha lasciato l’università perché la famiglia non può sostenerlo, qualcun altro, che aveva cercato e trovato lavoro in altra città o all’estero, è rientrato per accudire parenti ammalati o un genitore rimasto solo. Forte e la dimensione “famiglia”, che come per il “territorio” rappresenta un vincolo e una opportunità. Lo sforzo maggiore nelle prime giornate è stato di fornire una visione di “altro possibile”. La lettura guidata di articoli di giornale – utile strumento da utilizzare anche con gli utenti dei partecipanti per la promozione ed inclusione culturale – fa emergere la necessità di educare anche i giovani adulti a verificare le informazioni, ad esaltare il pensiero critico su una notizia fornita, a spiegare cosa vuol dire la notizia letta in parole semplici e comprensibili. La verifica delle fonti di informazioni da blog o social networks in rete, spesso non validate come in una testata giornalistica, dalla firma dell’articolista ed editore, è nota a pochi. Ho proiettato  il discorso dal Quirinale del presidente Mattarella in occasione della festa del I maggio 2014 e ho suggerito di evidenziare per iscritto le differenze o similitudini dei temi trattati rispetto alla situazione odierna (2014-2018). Questo esercizio sviluppa l’ascolto e permette di riflettere con pensiero critico su una situazione, anche in assenza di dati precisi e stimola i partecipanti ad acquisire successive informazioni. Ho introdotto il tema dell’ascolto, come azione fondamentale della comunicazione che per i partecipanti è anche una competenza tecnico-professionale. Spiegazioni attraverso slides, esercitazioni in gruppo, compilazione di griglie e questionari autoconoscitivi, hanno stimolato la produzione della comunicazione verbale, scritta, di ascolto e di lettura.  All’uopo per sottolineare l’importanza della “lettura” ho proiettato un filmato dal film “Il distacco” in cui il professore stimola gli allievi in una classe multietnica e multiculturale alla lettura per “preservare le menti”.  Molti partecipanti a cui ho chiesto di descrivere cosa hanno visto ed ascoltato nel filmato non erano abituati a riflettere, ragionare e condividere le emozioni che la visione del filmato, l’ascolto della musica, l’ascolto del dialogo nel film può suggerire. Poi qualcuno finalmente si è commosso e ha espresso le proprie emozioni dando la possibilità anche agli altri di comunicare in gruppo liberamente. Attraverso la presentazione degli articoli 1, 2, 3 e 4 della Costituzione ho introdotto il dovere di difesa della Patria, art. 52 della Costituzione, anche con mezzi non armati e non violenti, seguita dalla lettura ragionata della storia dell’obiezione di coscienza che ha dato vita al Servizio Civile. Il gruppo ha condiviso la propria idea di obiezione, esprimendo emozioni contrastanti in merito alla lotta, al conflitto come strumento di prevaricazione e sopruso. Tutti comunque sono stati d’accordo sulla necessità della negoziazione attraverso le leggi e i regolamenti.   Ho illustrato l’organizzazione dello Stato e dell’Unione Europea. Dalla revisione dei cv è emersa una scarsa o nulla conoscenza delle 8 competenze chiave dell’Unione Europea, che ho spiegato, invitando i partecipanti ad autovalutarsi e ho chiesto quale competenza ritenessero necessario colmare subito, per essere pronti ad entrare a pieno titolo nel mercato del lavoro. Molti hanno espresso la necessità di conoscere almeno una lingua straniera; molti hanno denunciato la scarsa competenza in matematica, scienze e tecnologia.   La proiezione del filmato tratto dal film “Rocky IV” in cui il padre parla al figlio della responsabilità di assumersi per scegliere nella vita, senza incolpare gli   altri e della capacità di rialzarsi dai colpi della vita è stata utile per sollecitare una riflessione su di sé. Il concetto di libertà è stato favorito dalla proiezione del filmato girato a Teheran sulle note di “Happy” di P. Williams dai giovani poi incriminati e incarcerati, colpevoli di aver offeso la pubblica morale in Iran; ho dato seguito alla spiegazione attraverso la lettura dell’articolo di Repubblica in cui si narrava l’accaduto nel 2014, come esempio di libertà negata in un paese falsamente democratico. Ho poi favorito varie definizioni di libertà con l’ausilio di slides e raccolto le definizioni di libertà dai partecipanti. Abbiamo letto nella Carta dei diritti dell’Uomo dell’Unione Europea il titolo relativo alla libertà. In minigruppo i partecipanti hanno redatto, seguendo la consegna di una “scheda-progetto”, un progetto di divulgazione del principio democratico della libertà. In qualche edizione, in cui il lavoro è stato completato in tempo – ho particolarmente stressato i gruppi all’abitudine a lavorare a tempo, rispettando la consegna del lavoro – ho proiettato il discorso di Mattarella tenuto a Carpi nel 2017 in occasione del 25 aprile   – giornata della liberazione d’Italia dalle truppe tedesche alla fine della seconda guerra mondiale. Oppure ho invitato a leggere insieme il discorso della presidente della Camera nel 2014 nel 69esimo anniversario della Liberazione, tenutosi al Quirinale, di fronte al presidente della Repubblica, durante l’incontro con le Associazioni combattentistiche e d’Arma. Ho arricchito la spiegazione di spunti personali, in quanto mia nonna materna, ebrea, sfuggita alla persecuzione nazista, perché studentessa in Italia perse tutta la sua famiglia nell’olocausto, nel suo paese di origine, la Lettonia. Ella si salvò, incontrando mio nonno partigiano, spostandosi prima in Palestina e poi in Francia e poi con la Liberazione ritornando in Italia. Al di là del coinvolgimento personale penso sia assolutamente necessario che si racconti ai giovani gli orrori della guerra, attraverso le testimonianze dirette ed indirette di chi l’ha vissuta. Siamo da 70 anni in pace (meno male) ma i sacrifici per ottenere la democrazia e la libertà non devono passare inosservati, affinché si possa fronteggiare meglio le lotte quotidiane che affrontiamo oggi in Italia -  la integrazione multiculturale, la dispersione scolastica, la ricerca del lavoro, la fragilità del sé e delle relazioni interpersonali. In alcune edizioni ho avuto cittadini extracomunitari che aderiscono al Servizio Civile Nazionale: la loro testimonianza è stata preziosa, per mettere in risalto la necessità ad ogni costo della pace. Per parlare dei bisogni umani, diritti umani e i documenti che sanciscono l’impegno ho introdotto il tema dei bisogni umani, illustrando le teorie di Maslow, Mc Clelland e Alderfer, con attivazioni ed esempi pratici su ciascuna teoria, in modo che i partecipanti potessero riflettere sui propri bisogni qui e ora e quali ritenessero di soddisfare urgentemente e come.  Ho favorito la lettura della Carta dei Diritti dell’Uomo e chiesto ai partecipanti di redigere in team un discorso informativo sulla Carta, da tenersi a secondo dei gruppi in una scuola elementare, media inferiore e media superiore e poi di eleggere un portavoce che recita il discorso. Ho stimolato così il lavoro in gruppo, la delega e il parlare in pubblico. Ho proiettato una slide recante la Skills Map (in inglese, favorendone la traduzione) sulle competenze che stavamo esercitando, in particolare la comunicazione che per gli operatori in formazione è una competenza tecnico professionale, unitamente ad altre collegate, come il lavoro in gruppo e la leadership. I partecipanti hanno apprezzato la spiegazione della metodologia adottata, superando anche le iniziali resistenze nella prova “parlare in pubblico” o eseguire il compito in poco tempo, e condividere, comunicare e cooperare – propria del lavoro dell’operatore del SCN che lavora con altri, seguendo un progetto presentato dall’ente. Uno dei concetti più difficili da comprendere e da spiegare è la “cittadinanza attiva”, forse perché collegato con l’idea di adulto responsabile e consapevole. <Il percorso di formazione o educazione civica serve non solo a fornire al giovane volontario la consapevolezza di essere parte di un corpo sociale e istituzionale che cresce e si trasforma nel tempo, ma anche a trasmettere allo stesso la conoscenza di quelle competenze civiche e sociali funzionali per vivere una “cittadinanza attiva> come dalle Linee guida per la formazione generale dei giovani in servizio civile nazionale. L’esempio di cittadino attivo è colui che vota, che effettua la raccolta differenziata, che rispetta il divieto di sosta, etc. Tutti i partecipanti hanno dimostrato di aver capito, ma nel test di verifica molti < non hanno trovato le parole per spiegare il concetto>. Significa che il principio non è interiorizzato e non hanno molti modelli di riferimento di cittadini attivi. Un’altra fase formativa è stata dedicata alla comparazione del Servizio Civile Nazionale e del Servizio Civile Universale, i Corpi Civili di Pace e il Servizio Civile Nazionale all’Estero. Ho sollecitato i partecipanti ad una riflessione su <chi è lo straniero per me> e <come mi comporto in presenza di persone abbigliate diversamente e professanti altre religioni> la reazione è stata diversa da gruppo a gruppo: alcuni hanno verbalizzato e agito la disponibilità ed accoglienza del diverso, soprattutto nelle aule in cui vi erano i cittadini extracomunitari; in altre palesemente hanno professato l’ accoglienza del diverso, ma hanno lamentato la scarsa disponibilità di lavoro per tutti e quindi l’idea che gli stranieri rappresentano una  minaccia.   Molto utile è stata la proiezione del discorso del Papa, edito da Ted in italiano con il titolo “The future you”, che ben rappresenta il principio della solidarietà, della tolleranza, della tenerezza a cui il Servizio Civile Nazionale si ispira, anche per la sua radice storica nella Cristianità. Inoltre, il silenzio, l’attenzione e le note riportate dai partecipanti mi inducono a pensare che i giovani adulti hanno bisogno di modelli, coerenti, rappresentativi, che possano aprire la visione di altro e soprattutto della “possibilità” per ciascuno di essere se stesso: è possibile trovare il lavoro giusto per me; è possibile avere una casa e una famiglia; è possibile portare e avere giustizia; è possibile impegnarsi; è possibile includere lo straniero. Ho fatto compilare su un proprio foglio “la margherita delle possibilità” -  racconto in piccole note su lavoro, famiglia/coppia, città, soldi, salute, sviluppo personale, sogno, dal 2018 al 2021 -  e ho invitato ciascuno a raccontarmi, al presente, cosa succedeva nel 2021: è stato come mettere nelle mani di ogni partecipante un sacchetto di monete d’oro e dire: < ho fiducia in te, puoi essere ciò che vuoi e realizzare ciò che vuoi>.  E’ stato un utile strumento per il processo di individuazione – dal riconoscimento della identità familiare, con la metafora dell’icerberg delle competenze in cui ho sottolineato il ruolo sociale (chi sono io per gli altri)  – alla propria identità sociale, chi scelgo di essere io nel mondo. Ho affrontato il tema famiglia, come società naturale, citata nella costituzione italiana agli art. 29/30/31, la riforma del diritto di famiglia secondo la legge n. 151/75, la legge 76/2016 sulle unioni civili, i nuovi tipi di famiglia, lo scioglimento della famiglia dal punto di vista religioso e giuridico, la famiglia secondo altre culture e religioni. Su questo tema i partecipanti hanno testimoniato la propria idea di famiglia: nella quasi totalità provengono da famiglie nucleari tradizionali, in cui il padre e la madre hanno contratto anche matrimonio religioso e che rimangono punti di riferimenti costanti nella loro vita. Si sono mostrati consapevoli rispetto ad una scelta di convivenza prima del matrimonio e di voler procreare in base alle possibilità economiche. Nelle aule in cui c’erano madri e padri, con o senza famiglie costruite, ho invitato a esporre la esperienza e favorire l’ascolto attivo dei partecipanti. Ho affrontato il tema della Protezione Civile, alla riforma del titolo V: il decentramento, il trasferimento di alcune importanti funzioni statali dai ministeri alle regioni ed enti locali. I partecipanti sono stati attenti e sono consapevoli dell’importanza di preservare l’ambiente e diffondere la coscienza ecologica, soprattutto nelle aree in cui hanno vissuto il “problema immondizia” e gli sversamenti illegali di rifiuti tossici – la cosiddetta “terra dei fuochi”. Attraverso i loro racconti hanno potuto attraversare da una parte la paura della malattia, da un’altra parte la rassegnazione rispetto alla corruzione e invischiamento tra politica e delinquenza sulla gestione dei rifiuti, costruzioni abusive e tutela del territorio. Il richiamo alla responsabilità del volontario del Servizio Civile Nazionale e l’impegno di cittadino attivo può essere un utile esempio di testimonianza che si può operare in maniera diversa.

La verifica dell’apprendimento di nozioni e competenze è stata costante dalla seconda giornata in poi: domande in plenaria sui contenuti, correzioni di esercitazioni scritte individuali e di gruppo, osservazione dei partecipanti nel lavoro in gruppo. Per aiutare gli stessi a recuperare informazioni e contenuti, ho inviato in VII giornata via mail le slides proiettate, sollecitando i partecipanti a leggere e studiare le fotocopie delle leggi più importanti, delle Carte e gli articoli più significativi sulle istituzioni concernenti il SCN. L’ultima attività   è conclusa con la somministrazione del test di verifica finale in cui è stato richiesto ai partecipanti di rispondere a n. 10 domande aperte in un’ora di tempo e che ho corretto subito dopo la consegna con l’esito idoneo/non idoneo. Sono risultati tutti idonei, tranne tre o quattro partecipanti a cui ho chiesto uno studio personale ed un approfondimento dei temi giuridici trattati nelle otto giornate.  

 

Conclusioni

Decidere di partecipare ad un anno di esperienza lavorativa e formativa per un adulto è sempre una scelta di umiltà. E come dice la parola, humus è nutrimento. Ma rende anche la persona fragile. Il sedersi in un’aula di formazione e counseling è anche una scommessa che ogni partecipante fa su di sé, mettendo in gioco le proprie paure, le proprie scelte, il proprio vissuto di esperienze. Per questo in qualità di facilitatore, ogni giorno mi sono chiesta come potevo aiutarli in questo viaggio verso la consapevolezza e la crescita e sviluppo personale; quale era la “differenza” che io potevo fare nel cammino di conoscenza; in quale modo potevo favorire l’attivazione delle risorse personali nella delicata fase di passaggio della loro vita, chiedendo al partecipante – come recita la Carta di impegno etico del SCN - < di accettare il dovere di apprendere, farsi carico delle finalità del progetto,(…) aprendosi con fiducia al confronto con le persone impegnate nell’ente, esprimendo nel rapporto con gli altri e nel progetto il meglio delle proprie energie, delle proprie capacità, della propria intelligenza, disponibilità e sensibilità, valorizzando le proprie doti personali ed il patrimonio di competenze e conoscenze acquisito, impegnandosi a farlo crescere e migliorarlo (…)>. In qualità di counsellor, e come persona che ha una enorme fiducia nell’essere umano, ho cercato di trasferire nella grandezza e nella unicità della relazione la possibilità di sviluppare ed evolvere. Ho cercato di esserci per ciascun partecipante, come essere unico ed irripetibile e rinnovare, in ogni giornata di incontro, il sincero interesse che mi ha animato nel conoscere il partecipante e farlo sentire protagonista del proprio apprendimento e della propria scelta. Ho scritto la correzione di ogni compito e chiamato a verificare individualmente; ho scritto e verbalizzato l’osservazione e atteso la esplorazione individuale;  ho favorito la partecipazione di ciascuno all’interno del gruppo aula e del mini gruppo di lavoro. Ho sorriso e mi sono arrabbiata con tutti i partecipanti, vivendo insieme le emozioni e le evoluzioni personali e professionali. Mi ha animato il riconoscimento della possibilità che ha ogni persona di scrivere e riscrivere la propria storia, così ben sintetizzata dal filosofo e scrittore J. Ortega y Gasset: < L’uomo non ha una natura ma una storia. L’uomo non è altro che un dramma. La sua vita è qualcosa da scegliere, costruire mentre procede. L’essere umani consiste in quella scelta e in quella inventiva. Ogni essere umano è il romanziere di se stesso, e sebbene possa scegliere tra essere uno scrittore originale o uno che copia, non può evitare di scegliere. E’ condannato a essere libero>.

 

Enti coinvolti: i partecipanti sono stati selezionati e coinvolti dai Comuni ed ed Enti iscritti all’albo nazionale degli enti del SCN – di cui in allegato i progetti sintetici - e convocati dall’organizzazione del SCN del Consorzio Icaro per partecipare alla Formazione Generale: Comune di Sessa Aurunca (Ce),  Comune di Villa Literno (Ce),  Comune di Cicciano (Na),  Comune di San Tammaro (Ce),  Comune di Durazzano (Bn),  Associazione “Lo Scudo” onlus, Consorzio Cooperative Sociali Icaro, Servizio di Ateneo per Studenti con Disabilità Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” Napoli.

 

Bibliografia e Sitografia:

www.serviziocivile.gov.it

www.wikipedia.it

www.treccani.it

www.zcounseling.com

www.wellnessoggi.com

www.ilsole24ore.com

www.europa.eu

www.counselingitalia.it

Mente e Cervello gennaio 2017 n. 145

R.Carkhuff “L’arte di aiutare” Ed. Erickson

R. Kreitner A.Kinicki “Comportamento Organizzativo” Ed. Apogeo

G. Nardone”La paura delle decisioni” Ed. Ponte alle Grazie

H. Gardner “Cambiare idee” Ed. Feltrinelli

G. Bellelli R. Di Schiena “Decisioni ed emozioni” Ed Il Mulino

D. Goleman “Lavorare con intelligenza emotiva Ed. Bur Rizzoli

F. Alby F. Mora “Il bilancio di competenze” Ed. Carocci Faber

Chalvin Delaunay Lapra Muller Teboul Bussat “L’analisi transazionale” Ed. Franco Angeli

 

M. Bruscaglioni “ Persona Empowerment” Ed. Franco Angeli

R. Abravanel L. D’Agnese “La ricreazione è finita” Ed Bur Rizzoli

V. Mancuso “ Il coraggio di essere liberi “ Ed. La Feltrinelli

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