Funzionare o esistere? Con Miguel Benasayag


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E’ solo rispondendo a quegli appelli del desiderio che ci si mette al lavoro. Come evoca Platone nel Fedro, sentire «lo spuntare delle ali» rappresenta un’occasione incredibile: la maggior parte delle persone smette di sentirlo troppo presto nella vita. Ma quello spuntare è ciò che ci invita a prendere il volo, a dispiegare la nostra potenza d’agire.
Nella nostra epoca così gravata da minacce, la questione di un desiderio individuale come bussola e orizzonte si prospetta come una nuova forma saggezza.

Il problema, con la società del funzionamento, è che le macchine digitali e il loro mondo virtuale non ci aiutano a trovare quella pratica, individuale e sociale al contempo, in cui poter assumere le situazioni. Siamo nel cuore di un’epoca oscura, abbiamo perso ciò che si potrebbe identificare come un orizzonte del superamento.
Non si profilano all’orizzonte né un nuovo paradigma, né nuovi miti, né un significato che potrebbe orientare le nostre vite: è però in questa indeterminatezza che si rende possibile la costruzione di un’etica situazionale.
L’attuale tentazione del funzionamento ottimale, del fitness, della performance, dell’incremento si radica nella e si nutre della paura in cui vivono le nostre società. Ma cedere alla paura e rifugiarsi nel funzionamento presuppone l’annientamento del desiderio di esistere, che si fonda sulla fragilità del vivente, sulla fragilità dell’esistenza. Quel profondo non-senso da cui soltanto, in situazione e per la situazione, può emergere il senso. Entrare in amicizia con la nostra fragilità: ecco l’avventura che ci è proposta dalla nostra epoca.
Conosco la sofferenza che comporta il fatto di negare se stessi, di pensarsi come ‘qualcuno che ha qualcosa che non va’. Si perviene a identificarsi come eterni perdenti in un mondo che non ha un posto per noi.
Il colonialismo, il razzismo, il sessismo, la xenofobia, la dittatura dei piccoli barbari delle scuole di marketing, la tremenda dittatura dei ‘piccoli esseri normali’, tutti questi, alla maniera dei tristi pubblicitari della performance, ci invitano a funzionare bene. Noi, le donne e gli uomini per i quali i corpi sono pesanti, desideranti, sottomessi a pulsioni, noi che abbiamo l’intuizione che esistere non sia funzionare, non dobbiamo cedere a quella paura che ci invita a entrare in gabbia per la nostra maggiore felicità.

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