L'orientamento come euristica dell'adattamento creativo


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Partiamo da uno spunto di Jhon Dewey: “l’uomo si trova a vivere in un mondo aleatorio; la sua esistenza implica, per dirla crudamente, un azzardo. Il mondo è la scena del rischio; è incerto, instabile, terribilmente instabile”. D’altra parte per Dewey la conoscenza indica un processo di indagine che consiste in una forma di adattamento all’ambiente ed ha natura pratica nel senso che è utile a risolvere i problemi posti dall’adattamento stesso e dall’ambiente.

In questa prospettiva mi piace pensare all’orientamento come ad una attività conoscitiva, come ad una forma di indagine (che ha a che fare con se stessi, con i propri interessi, obiettivi, aspirazioni, sogni, progetti, relazioni, competenze, valori, significati, capacità, attitudini, passioni, talenti, con le proprie esperienze passate, presenti e future) che serve praticamente alle persone per raggiungere la miglior forma di adattamento possibile agli ambienti di vita e per risolvere i problemi che emergono nel quotidiano vivere. La pratica dell’orientamento appare in tal modo come costituzionalmente operativa: l’orientamento è una indagine ed una forza attiva chiamata a trasformare il mondo in conformità a scopi e significati profondamente umani…. purchè si sia riusciti a trovarli per davvero.

 

E voi che ne pensate?

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