Eros e Thanatos: Etica ed Estetica della passione


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Premessa
Senza rendercene conto e senza che nessuno in particolare lo abbia deciso, la nostra società ha prodotto una specie di ideologia della crisi e dell’emergenza che lentamente, in modo impercettibile, si è insinuata ad ogni livello, dallo spazio pubblico alle sfere più intime e private, fino a costituire, in ognuno di noi, il modo di pensarsi come persona.
Viviamo nell’epoca che è stata definita della “crisi nella crisi” (Benasayag; Schmit) che segna la totale impotenza dell’uomo di fronte alla complessità del mondo. Infatti, dall’epoca in cui la scienza, la politica, la filosofia promettevano all’uomo una felicità che egli stesso avrebbe costruito, oggi, la sconfitta dell'ottimismo ci lascia non solo senza promesse future ma, peggio ancora, con il sentimento che perfino "evitare l'infelicità" sia per noi un compito troppo arduo.
Oggi c'è un clima diffuso di pessimismo che evoca un domani sempre meno luminoso, per non dire oscuro: inquinamento, disuguaglianze sociali, disastri economici, comparsa di nuove malattie. L'idea stessa di futuro ha ormai cambiato segno: la positività e la speranza si trasformano in negatività e rassegnazione, la promessa e l’attesa diventano minaccia e disillusione. Per dirla in termini più chiari, viviamo in un'epoca dominata da quelle che Spinoza chiamava le "passioni tristi" dal momento che i giovani non hanno nemmeno potuto conoscere quel famoso mondo pieno di promesse di cui sognavano le generazioni precedenti: sono figli di un futuro gravido di minacce e non possiamo pensare di accudire ed educare allo stesso modo in una società stabile che ha fiducia nel futuro e in una società in crisi che ha paura di quello stesso futuro

Obiettivi
Cosi oggi sappiamo benissimo che la perdita di valori ed ideali e la presenza di pessimismo e tristezza hanno portato la nostra società ad abbandonare un tipo di educazione e formazione che siano fondati sul desiderio, sul valore, sull’ideale.
L’educazione dei nostri figli non è più un invito a desiderare il mondo: si educa in funzione di una minaccia, si insegna a temere il mondo, a uscire indenni da pericoli incombenti. Se, da una parte, il desiderio pone in relazione, crea legami in contesti valoriali e significativi, dall’altra parte, l’educazione finalizzata alla sopravvivenza implica che “ci si salva da soli”. Nella sopravvivenza, prima o poi si è “contro gli altri”. Nessuna forma di solidarietà viene percepita positivamente perché, in questa visione spaventata dell’esistenza tutto deve essere utilizzabile al fine di lenire il dolore a trovare vie di fuga ed in tale versione utilitarista del mondo, l'umanità appare costituita da una serie di individui isolati che intrattengono tra loro relazioni contrattuali e competitive, valutate in base al successo e al potere personale, all'interno dell'universo della merce e facendo passare in secondo piano le affinità elettive, le solidarietà familiari o amicali di altro tipo.
La grande sfida lanciata alla nostra civiltà è quella di promuovere spazi e forme di educazione, formazione e socializzazione animati dal desiderio, pratiche concrete che riescano ad avere la meglio sugli appetiti individualistici e sulle minacce che ne derivano, metodologie finalizzate alla liberazione della potenza, di quelle potenze che Spinoza chiamava le “Passioni Gioiose” attorno alle quali è possibile ricominciare a costruire direzioni, possibilità, futuro ed anche legami, relazioni, appartenenza, reciprocità, solidarietà.
Le passioni tristi, l’impotenza e il fatalismo non mancano di un certo fascino. È una tentazione farsi sedurre dal canto delle sirene della disperazione, assaporare l’attesa del peggio, lasciarsi avvolgere dalla notte apocalittica che, dalla minaccia nucleare alla minaccia terroristica, cala come un manto a ricoprire ogni altra realtà.
E’ a questo che ciascuno di noi deve resistere…. creando! Infatti sappiamo bene che le passioni tristi sono una costruzione, un modo di interpretare il reale e non il reale stesso. Non possono far altro che arretrare di fronte allo sviluppo di pratiche gioiose (Miguel Benasayag, Gerard Schmit)

E' per questo che abbiamo pensato l'edizione di GESTALTUNG 2020 intitolandola "Eros e Thanatos: Etica ed Estetica della passione"
Qui tutte le info: http://simbiosofia.it/gestaltung/

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