EDUCARE ALLA CULTURA CIVILE: IL CASO DEI FURBETTI DEL REDDITO DI CITTADINANZA


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Dice Amitai Etzioni, sociologo americano di origine tedesca noto per i suoi studi di socioeconomia e comunitarismo: “L’anarchia morale non è un eccesso di comunità, è il pericolo al quale attualmente dobbiamo far fronte”. Noi li chiamiamo semplicemente “furbetti” o presunti tali, coloro i quali percepiscono il Reddito di cittadinanza, ma allo stesso tempo sono impegnati in attività lavorativa illegale o in nero. Recentemente alcuni beneficiari del Reddito di cittadinanza sono stati raggiunti da “inviti a dedurre” da parte della Procura della Corte dei Conti della Campania, al termine delle indagini condotte dal sostituto procuratore contabile Ferruccio Capalbio (che ha svolto un’indagine di sistema), gli stessi potranno replicare alle accuse per dimostrare la correttezza della propria condotta.

Ma in realtà il sistema di controllo è più complesso. Il primo attore nei controlli è l’INPS che verifica la sussistenza dei requisiti in accesso necessari, e può richiedere l’Isee del beneficiario al CAF, mentre L’AGENZIA DELLE ENTRATE, consultando i propri data base, può intervenire qualora emergano incongruenze nella domanda. A completamento di questa fase preventiva di controllo vi è l’azione della GUARDIA DI FINANZA che di concerto con l’INPS individua i profili dei beneficiari “a rischio”, i cui nominativi saranno soggetti ai controlli. A rendere sufficientemente sicuro il sistema di controllo, nella fase successiva all’erogazione del beneficio, interviene l’ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO attraverso una serie di ulteriori controlli.

Un forte deterrente che contribuisce a limitare ulteriormente il fenomeno dei “furbetti”, è normato dalle leggi e dalle pene previste, come scritto nella circolare dell’ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO, non solo è prevista la decadenza e la revoca con la restituzione di quanto percepito con il Reddito di cittadinanza, ma anche una severa pena detentiva. Un sistema di controllo solido è fondamentale ed indispensabile nella nostra imperfetta comunità umana, già descritta magistralmente da Giuseppe Prezzolini nel “Codice della vita italiana”.

Si rende sempre più necessario abbassare il grado di accettazione, di tolleranza e di condiscendenza verso il fenomeno dei “furbetti”, utilizzando al meglio tutti gli strumenti di comunicazione e di sensibilizzazione a disposizione della società, per educare all’assunzione di responsabilità e alla cultura civile, per la genesi di un nuovo galateo sociale.

In un’epoca dove sono franati tutti i punti di riferimento comuni, la capacità di condividere uno stesso orizzonte comune, di perseguire uno stesso patto civile, gli Enti di controllo possono essere veramente efficaci solo se affiancati da un pensiero alternativo che dia il senso di una ritrovata comunità.

 

PROFILO DI STEFANO AGATI

Stefano Agati è un Sociologo professionista, membro del Direttivo Nazionale *ANS, Associazione Nazionale Sociologi e Presidente ANS Dipartimento Veneto. Dottore magistrale in Psicologia dell’Educazione e in Sociologia ad indirizzo psicologico. GiàProfessore a contratto nell’ambito disciplinare del Management sanitario presso l’Universitàdegli Studi di Padova, Facoltà di Medicina e Chirurgia. Counselor Relazionale Professional Trainer, iscritto al n. 369 del Registro AN.Co.Re.

 

*ANS, Associazione Nazionale Sociologi, è stata fondata a Roma nel 1982. Tra i suoi scopi primeggiano la promozione del ruolo del sociologo, il contributo allo sviluppo delle scienze sociali, l’organizzazione di convegni, la realizzazione di ricerche, gli scambi culturali e la collaborazione con altre associazioni ed enti nazionali ed internazionali.

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