Oltre il professore c'e' una persona!

Inviato da Liana Gerbi

Empatia

" Nel vissuto quotidiano di un docente ci sono aspetti che solo un insegnante può capire e dire ad un altro insegnante. [...] "

Ho letto, con una vena di tristezza ,la serie di articoli sulla difficoltà di applicare una buona disciplina nelle scuole. Non ho potuto impedirmi di
pensare tutte le difficoltà che vivono molti insegnanti e al dramma umano che si muove dietro la loro persona. Tuttavia sono contento che certe
situazioni siano rese pubbliche. Magari alcuni responsabili dell'educazione apriranno gli occhi, forse, e attueranno ciò che è necessario. Vorrei
esprimere il mio punto di vista di insegnante sul vissuto quotidiano di una carriera che, di solito, è stata intrapresa per passione ma che sempre più docenti cominciano a detestare prima di tutto a causa di situazioni di questo tipo!

Quando esercitiamo una professione vogliamo farla bene, naturalmente. Voler insegnare bene è un fine altamente desiderabile. Ma è necessario percepire se stessi come un buon docente se si vuole insegnare bene. Cosa mi permette di affermare di essere un buon docente? Certo ognuno può verificare questa
convinzione, questa soddisfazione di se stesso. Ma è necessario avere un'immagine di sè che rifletta questo giudizio. Che immagine hanno di se stessi questi numerosi insegnanti che hanno alunni indisciplinati che se ne fregano completamente di loro ? Come costruire un'immagine positiva di sé quando si ha davanti una classe che mette in ridicolo ciò per cui diamo la nostra vita lavorativa: l'apprendimento e il gusto di imparare in una relazione umana che vuole essere educativa?

In uno studio molto approfondito, realizzato attraverso numerose interviste a docenti, Ada Abraham(L'Enseignant est une personne, ed. ESE) ha tracciato ciò che sembrava fondamentale ai docenti per esercitare la loro professione in un clima di benessere personale e professionale. A seguito si queste conversazioni si sono manifestate tre grandi preoccupazioni dalla tendenza positiva:

1. I docenti danno importanza allo stabilirsi di relazioni positive con i propri studenti.

2. La preoccupazione di favorire lo sviluppo intellettuale degli alunni.

3. Una forte adesione tra la persona che sono e l'educatore che vogliono essere.

Ed hanno rilevato tre grandi timori.

1. Hanno paura dell'autorità superiore o comunque il dovervi ricorrere per mantenere la disciplina in classe.

2. Essi temono il gruppo degli alunni o sono smarriti davanti alla classe.

3. Sono incapaci di una relazione positiva con gli studenti.

Ecco le profonde tendenze dei docenti. Rileggiamo gli articoli alla luce di queste tendenze espresse dagli insegnanti, sottolineiamo come queste tendenze arrivino al cuore della persona che vuole agire con professionalità nella sua classe. Queste tendenze rivelano fino a che punto i prof. percepiscono se stessi come persone al centro di una rete relazionale complessa. C'è lo studente, ci sono gli studenti, l'autorità e il docente stesso che, quotidianamente si confronta con ciò che compone la specificità della professione docente : una rete di relazioni umane all'interno di una classe, di fronte ad una trentina di studenti che acquisiscono dei saperi, che apprendono un saper fare e un saper essere. Ecco cosa costituisce la grandezza di questa professione, in teoria.

Qual'è la vera profondità del mestiere di insegnante vissuta dal corpo docente oggi ?

In un mondo in cui la « performance »* è considerata un criterio di qualità, il docente è valutato, anche lui, su quanto svolge prima e sopra tutto in termini di quantità dal momento che lo Stato e i Sindacati hanno contrattato dei sinonimi convenzionali per un lavoro basato sulla quantità.

Tra le altre cose deve svolgere molte ore di lezione ed ha un numero elevato di studenti per classe.. Attraverso questa quantità e in questa difficile condizione ci si aspetta che garantisca una qualità nell'azione educativa.
Viviamo in un modello industriale e tecnologico, tutto deve essere misurabile e la scuola non scappa. L'insegnante è misurato per i livelli raggiunti dai suoi studenti, dal suo
tasso di assenze, dalle sue ore di lezione, dalle sue lunghe vacanze. Presto o tardi arriverà lui stesso a valutarsi in relazione ai criteri del suo rendimento. In molti commettono questo errore disastroso ma non hanno scelta. Devono cercare di somigliare a quel modello "performante"che ci si attende da loro ma che, per la maggior parte del tempo, non corrisponde a ciò che sono o che vorrebbero essere. Il buon insegnante è qualcuno che "è" o qualcuno che "fa"?

Così per molti docenti la scuola diventa il luogo della grande routine burocratica. E' un modo per consolarsi, per trovare sicurezza in questo luogo dove non possono essere se stessi né come persone che come professionisti. Certo, dà sicurezza ma quanto è monotono e demotivante.

La fine dell'ultima lezione annuncia la grande liberazione, dalla quale può finalmente ritornare se stesso.

In fin dei conti è probabilmente in questo la causa, la diagnosi e la conseguenza dell'insoddisfazione di diversi insegnanti a scuola: non puoi essere te stesso.

Eppure sappiamo come la psicologia umanista ci abbia impregnato di questa evidenza: se il tuo vissuto professionale è quello che sei sono in adesione, tu sei coerente e quindi è aperta la strada ad un sentimento autentico del sè.

Ma se si verifica la scissione del vissuto e del sentimento di essere si ha inevitabilmente la distruzione dell'uno o dell'altro o addirittura di tutti e due. Presto o tardi ci sarà la distruzione del sé.

Il burn-out o la depressione non sono forse indice di questo fenomeno in diversi docenti? Infatti essi hanno l'impressione di dover reprimere ciò che sono nel fondo di se stessi per sopravvivere in classe. La classe diventa spesso il luogo di una lotta di potere costante tra insegnante e allievi.
Talvolta il docente assume la leadership della classe ma se ha uno sbalzo d'umore può distruggere in un attimo quel che ha costruito in mesi. In diversi vivono con ansia lo sguardo di trenta paia di occhi che aspettano il minimo errore. Aggiungiamo a ciò il debole riconoscimento di valenza sociale che la società attribuisce all'insegnante e con questo si chiude il cerchio su una constatazione molto devalorizzante del docente. In quest'ottica noi operiamo una contrazione continua sulla nostra personalità.

Anche nelle classi considerate più normali ci si aspetta che questa persona sia un docente super, in modo mitico: sempre calmo, imperturbabile, senza perdere mai la pazienza; senza pregiudizi né partiti presi, senza preferenze nei confronti degli studenti; tutti i giorni con lezioni sempre eccitanti e stimolanti in classi sempre a posto ; costante e senza errori ; con risposte per tutto con una saggezza a tutta prova e soprattutto in una grande solidarietà con i colleghi.

Alcuni, volendo conformarsi a questo modello mitico di super docente , negano se stessi e, inevitabilmente, a fronte di sconfitte successive, si scoraggiano, sono frustrati e soffrono di sentirsi incapaci di essere all'altezza della situazione. La grande distruzione del sé è voler rispondere a tutte le esigenze al prezzo di se stessi.

Sarebbe finalmente il momento di pensare i docenti in termini di bisogno di essere e meno in termini di compiti da svolgere.

Diverse ricerche hanno dimostrato l'importanza di una realtà che sembra comunque evidente : la personalità dell'insegnante è considerata tra i più importanti fattori di successo e di realizzazione di situazioni di apprendimento di qualità Si sospetta l'importanza di questo elemento per una relazione educativa di qualità. In effetti per essere un buon insegnante
bisogna star bene nella propria pelle.. Fondamentalmente ciò che il docente insegna, al di là delle parole e degli artifizi pedagogici, è quello che è e quello che prova , alla condizione di star bene con se stesso, di essere se stesso. In classe egli ha, non solo il diritto di essere se stesso, ma addirittura il dovere di esserlo.

E' urgente prendere provvedimenti per personalizzare e professionalizzare di più questa professione affinché l'atto educativo, ragion d'essere dell'insegnamento , sia personalizzante rendendo autonomi e responsabili gli studenti. In effetti oltre gli studenti ci sono delle persone ! Oltre gli insegnanti ci sono delle persone.

P.S. In seguito a questo articolo quale immagine avrà di noi la società?
Quanti giovani vorranno venire a raggiungerci nell'insegnamento ? Quanti faranno le cose con criterio, sapendo che è la professione più bella, più importante più esigente, più appassionante?


Articolo tratto da http://www.umoncton.ca/leprof/accueil/ nella sezione Réflexions pédagogiques
Il sito è di Richard Desjardins professore titolare di Scienze dell'Educazione (Traduzione di Silvana Boccara) da www.gildains.it

Faculté des sciences de l'éducation Université de Moncton Moncton, Nouveau-Brunswick, Canada E1A 3E9

Potrebbero interessarti ...