comunicare ...le mille voci del silenzio


comunicare ...le mille voci del silenzio

 

            Il primo assioma della Pragmatica della comunicazione umana recita: Non si può non comunicare ed anche se non abbiamo gustato la vivacità intellettuale e l'arguzia rara di Paul Watzlawick, o neppure abbiamo sentito nominare la Scuola di Palo Alto, siamo ben consapevoli che quando restiamo in silenzio davanti al nostro interlocutore intendiamo mandare un ben preciso messaggio e altrettanto certi siamo che quando a tacere è l'altro, a noi tocca il compito di decodificare quel silenzio e catalogarlo o la comunicazione tra noi sarà compromessa. Il silenzio rivendica il suo spazio e il suo significato anche in questo nostro fragoroso, vociante, persino urlante mondo, e di certo non basta ignorarlo per farlo scomparire: non si tratta di questione capziosa o di singolare competenza comunicativa, trattasi di comune senso di responsabilità consapevole del nostro porci di fronte a noi stessi e all'altro e tuttavia, mentre scrivo ho ben chiare in mente le non rare obiezioni di chi ancor oggi è convinto che interessarsi di comunicazione sia solo materia da esperti del settore. Sarà anche per questa diffusa convinzione che poi inconsapevolmente veniamo avvolti nelle spire di chi, da esperto, ci condiziona con  suadenti suggerimenti...

 

            Il silenzio ha una valenza multiforme e polivalente, per cui forse è riduttivo definirlo semplicemente "d'oro", come è stato insegnato alle giovani generazioni nel passato, quando educazione significava soprattutto misura, rifiuto di ogni eccesso, nel tono di voce come nel comportamento, moderazione nel parlare e soprattutto silenzio di fronte ad un rimprovero, o in una situazione in cui ci sembrava di essere ingiustamente valutati. In quelle circostanze, non rispondere, (come in cuor nostro avremmo voluto insolentemente) e restare in silenzio era segno di modestia, buona educazione e rispetto: quello era il silenzio d'oro, apprezzato dagli adulti.

            Ad un silenzio "alto" ci conduce S. Agostino quando afferma:

comunicare con voce bassa e sommessa, è parlare in silenzio  [S. Agostino, Del silenzio e delle Orazioni] o nel Figlio si manifesta l'e-ternità silenziosa della Parola  [aeterno in silentio Verbo, 4 Conf. XI,6,8, CCL 27, p. 198], o ancoramentre l'anima era ripiegata su se stessa, e doveva pronunciare un giudizio su di sé, scopriva nel suo silenzio «una parola vera [verbum verum, 8 AUG., De Trin. XV,22,42, CCL 50A, 519].

            Utilizzando la metafora dello sguardo, S. Agostino riteneva che, quando la mente pensa se stessa, si pone sotto il proprio sguardo, ovvero si volge al proprio interno, nel suo silenzio appunto. Ascoltare la parola interiore consiste dunque nel far ritorno a sé della mente, nel dirigere il proprio sguardo in sé, in un movimento puramente interiore. Evidentemente la mente già si conosce nell'atto di cercarsi; già il fatto che essa si cerca è la prova che essa è a se stessa più nota che sconosciuta [Cfr. AUG., De Trin.]. In sostanza, cercandosi, è presente a se stessa. Il trovarsi (invenire) poi - secondo Agostino - significava proprio internarsi (venire in) [AUG., Conf.]. Nel silenzio dunque, il soggetto poteva conoscersi, senza essere distratto dalle cose sensibili o dai pensieri che queste potevano suscitare. Solo nel silenzio infatti la mente poteva trovare un verbo vero che rispecchiasse sostanzialmente quello che la mente sapeva da sempre di sé (nosse) e quello che era in grado di pensare di sé (cogitare)[AUG., De Trin.]. [in http://www.academia.edu/1761360/Il_silenzio_e_la_parola_in_Agostino]

            Una profonda riflessione sul valore del silenzio ci suggerisce la risposta alla domanda che un giorno, un pensatore indiano pose ai suoi discepoli:

“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”

“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.

“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.

“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.

Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?

Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.” Mahatma Gandhi https://www.cocooa.com/mahatma-gandhi-sullessere-arrabbiati-e-il-gridare/

            E qui di seguito alcuni significati di quel complesso universo di senso che è il silenzio, frammenti da Massimo Baldini Elogio del silenzio e della parola: i filosofi, i mistici e i poeti [pag 115 e segg.]:

            Il silenzio come la parola, può assumere significati molteplici, e come la parola ha bisogno di un lavoro interpretativo per essere colta nel suo corretto significato, così anche il silenzio deve essere sottoposto ad un siffatto lavoro ermeneutico. La plurivocità del silenzio ha spinto filosofi, psicologi, antropologi e psicanalisti, tra gli altri, a tentarne una tassonomia.  il silenzio tra due o più persone può testimoniare una situazione di accordo o di disaccordo, di dispiacere o di piacere, di collera o di calma. Può essere segno di soddisfazione, di comprensione reciproca e di compassione; ma può anche indicare un vuoto e una totale mancanza d'affetto. Il silenzio umano può irradiare calore o gelo. Talora può essere adulatore e complice; talora sprezzante e tagliente. Il silenzio può esprimere sicurezza, presunzione, snobismo, taciturnità o umiltà. Può voler dire sì oppure no. Può voler significare dare o ricevere. Il silenzio può essere l'indizio della vittoria o il sigillo del dominio.

Il silenzio può possedere un che di stimolante e di amico, ma anche qualcosa di terribilmente cupo, può costituire uno strumento di difesa o di offesa, può indicare approvazione e disapprovazione, odio o amore, oppure riservatezza, minaccia, rancore, invidia, accettazione, ammirazione e disprezzo. C'è il silenzio d'opposizione proprio del disforico corrucciato e appartato e del bambino (con il broncio) e il silenzio di invito (seducente, facilitante, permissivo).[...]

            Si è parlato di un silenzio che ha le stimmate del divino e, di contro, di un silenzio totalmente demoniaco; si è sottolineata l'esistenza di un silenzio timoroso e, mi si passi l'espressione semanticamente un po' insolita, di un silenzio silenzioso. Vi è un silenzio interruttivo ed un silenzio panico, un silenzio diplomatico e un silenzio sublime. V'è un silenzio legato allo status dei parlanti (ad es., un silenzio di rispetto deferente) e quello legato a luoghi particolari (dal teatro alla chiesa, dalla biblioteca all'ospedale). V'è un silenzio rituale e d un silenzio che è il frutto di tabù. V'è un silenzio che trae origine da motivazioni caratteriali o psicologiche (timidezza, imbarazzo, paura) oppure si radica in differenze culturali (la comunità degli Igbo  fa un uso diverso del silenzio rispetto alla comunità degli ebrei newyorkesi).

Il silenzio dell'uomo può talora avere significati radicalmente diversi da quello della donna (Quando una donna tace -scrive Massignon- essa acconsente. Quando tace un uomo, egli rifiuta).

 C'è un silenzio pieno ed uno vuoto, un silenzio dissipato, opacizzato, feriale ed un silenzio luminoso e festivo. C'è un silenzio che è la dimora della persona ed un silenzio che è il rifiuto dell'egocentrico, C'è un silenzio esteriore ed un silenzio interiore. <Il silenzio -scrive Guardini- non dev'essere unicamente esteriore, come là dove nessuno parli e si muova. Tutto ciò, infatti, si può benissimo avere pure con il tumulto dell'animo. Reale silenzio importa che anche i pensieri, i sentimenti, il cuore siano in pace. Reale silenzio deve dominare lo spirito e penetrare sempre più nel profondo dell'animo.

V'è un silenzio autentico ed uno inautentico, c'è un silenzio veritiero ed uno menzognero, un silenzio frutto dell'innocenza ed un altro frutto della scaltrezza, vi sono dei silenzi che significano: non c'è più niente da dire, ed altri per i quali tutto rimane da dire.

C'è il silenzio di colui che non ha nulla da dire e quello di chi è giunto ai confini del dicibile. Vi è un silenzio che contiene tutte le parole ed un altro che non ne contiene nessuna

Il silenzio [...] dell'immaginazione, della memoria, del cuore, della natura, dell'amor proprio, della mente, del giudizio, della volontà, il silenzio con se stessi, con Dio [...].

            È solo una anticipazione della ricchissima e documentata varietà di significati del silenzio, auguriamoci che rileggerla ci induca a vivere il silenzio nella nostra realtà quotidiana, a rispettarlo con maggiore convinzione fino ad essergli grati.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi 

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