DADAcounseling: Marcel Duchamp, il primo Gestalt-Counselor


orinatorio

Nel 1916, subito dopo il cubismo interrotto bruscamente dalla prima guerra mondiale e prima dell'apparizione del Surrealismo nel 1924, abbiamo un periodo che incarna un bisogno del XX secolo, cioè il bisogno di rivolta sistematica contro le forme esistenti di politica, di letteratura e di arte, stiamo parlando del Dadaismo. Il movimento DADA nasce a Zurigo ed è un movimento principalmente artistico, letterario, teatrale, poetico, trovò corrispondenze a New York, in Germania e il suo apogeo fu in Francia a Parigi dove finisce, nel 1923, per lasciare spazio al Surrealismo. DADA fu un'immensa rivolta contro la guerra e il potere distruttivo da essa rappresentata, Dada non voleva creare, voleva distruggere e poi creare. Se nelle lingue slave Dasignifica si, Dada non significa proprio nulla! Gli artisti Dada avevano in comune il gusto dell'assurdo, del non-senso, della provocazione, dell'humor. Dada voleva demolire il mondo borghese e moralista con le sue stesse armi. Anche attraverso il riso, gli artisti ruppero con le forme della cultura tradizionale, che ritenevano passate e inadeguate in rapporto ad una visione critica e alternativa del mondo contemporaneo, creando nuove forme provocatrici di scandalo. Dada distruggendo l'autorità delle coercizioni tende a liberare il gioco naturale delle nostre attività. Le idee “belle e fatte” dovevano scomparire.

Una delle intenzionalità maggiori del dadaismo consistette nel seminare confusione nei generi e nel ridurre le frontiere erette fra l'arte, la letteratura e le tecniche accumulando quadri-manifesti, poemi-manifesti, fotomontaggi etc ed impadronendosi di tutti quei materiali considerati fino a qual momento estranei all'arte (fili di ferro, fiammiferi, luoghi comuni del linguaggio, foto, slogan giornalistici, oggetti manufatti...) per farne un assemblaggioomogeneo e coerente a se.

 

Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi finora dal sesso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; […] fede assoluta irrefutabile in ogni dio che sia prodotto immediato della spontaneità: DADA”

(tratto da MANIFESTO DADA 1918 Tzara).

In modo sovversivo e lucido Tzara constatava ancora, fra l'altro, che un'opera d'arte non è mai bella per decreto, oggettivamente, per tutti. Ed affermava anche che “vi è un grande lavoro distruttivo, negativo da compiere. Spazzare, ripulire” e dada, in effetti, ruppe i ponti con tutto ciò che lo collegava all'arte – così come era intesa dalla tradizione artistica – e volle fare tabula rasa del passato. Precisamente verso chi o cosa era rivolto tutto questo sdegno dadaista?

Intellettualmente erano tutti uniti dallo sdegno verso quella classe che aveva innescato il conflitto mondiale e che aveva rinnegato il suo umanesimo. Quindi disprezzo verso tutta quella cultura ottocentesca idilliaca e melanconica, falsa e commediante creata e messa insieme da politici servili intellettuali. Come i futuristi, furono dissacranti, ma a differenza loro i dadaisti furono rigorosamente (e paradossalmente) pacifisti. Quando finì Dada tutto ciò che rimase dell'800 fu il simbolismo che filtrato dal Dadaismo continuerà ad esprimersi nel surrealismo. Quest'ultimo farà anche grande utilizzo delle idee della psicanalisi Freudiana.

Distruggere il linguaggio cristallizzato e la parola mercificata usata dagli uomini di potere e dagli intellettuali lacchè. I dada giocando deformano la sintattica,giocando creano parole senza senso, giocando creano suoni e musica in libertà. L'obiettivo principale era innanzitutto la libertà individuale.

Fra i vari esponenti della corrente dada vediamo Marcel Duchamp e il ruolo singolarissimo che questo francese ha giocato nell'evoluzione dell'arte contemporanea. Duchamp più che produrre arte si incammina verso la strada dell'anti-arte. Inizialmente si propone come pittore ma ben presto, nel 1913, ebbe l'idea di fissare su uno sgabello una ruota di bicicletta in grado di girare; questa ruota di bicicletta fu il suo primo Ready-Made, seguito nel 1914 daScolabottiglie, nel 1915 da Badile spalaneveper arrivare a New York nel 1917 con la famosa Fontana, un orinatoio in porcellana.

Ready-Madeerano oggetti che venivano de-contestualizzati (cioè tolti dal loro contesto abituale) ed inseriti in un altro posto, assumendo così nuovo significato: opera d'arte!

La maggior parte dei Ready-Madessono stati assemblati durante la prima guerra mondiale ma hanno poco a che fare con il conflitto bellico, essi sono importanti no.n perché riflettono uno stato di disperazione e disillusione, ma in quanto presentano una nuova definizione dell'artista come persona che manipola un contesto allo scopo di cambiare le percezioni piuttosto che come individuo che produce oggetti.

 

Il concetto di Ready-Made aiuta a vedere lo stesso oggetto (o la stessa situazione) e percepirla come qualcos'altro, come ad esempio la famosa immagine ora doppio profilo, ora coppa! L'immagine è la stessa, la percezione la cambia, ed è un cambiamento reale.

Se la percezione cambia può cambiare anche l'atteggiamento o il comportamento.

Appena all'inizio de ventunesimo secolo forse molti di noi vorremmo poter cambiare alcuni aspetti della nostra vita e o della nostra società: dalla recessione economica alla scarsità di impiego lavorativo, al potenziare il proprio potere d'acquisto, nelle relazioni affettive o amicali, nella salute, nella famiglia.

Come è possibile farlo?

Davvero la percezione come concetto astratto, può contribuire a cambiare la realtà materiale e concreta?

La corrente Dadaista con Marcel Duchamp in prima fila, in un certo senso hanno proprio fatto questo lavoro. Con il suo Ready-Made Duchamp prelevava dal contesto usuale e quotidiano degli oggetti che presentava nel contesto dell'arte. La sua operazione aveva un intento provocatorio e l'idea rivoluzionaria consistette proprio nel cambiamento della percezione.

Oggi nel 2015 cosa avrebbe fatto Duchamp? Quale Ready-Madeavrebbe inventato?

Come nel periodo Dada anche oggi malumori, delusioni e disillusioni abbondano (dentro al petto) delle genti comuni.

Duchamp (1887-1968) forse conosceva il pensiero di Albert Einstein (1879-1955) sul termine crisi:

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

(tratto da “Il mondo come io lo vedo”1931)

 

Inoltre Duchamp forse era anche consapevole che le emozioni modificano la percezione della realtà.

Forse si sarebbe chiesto:

La mia frustrazione distorce la percezione che ho della realtà?

La mia rabbia distorce la percezione che ho della realtà?

La mia tristezza distorce la percezione che ho della realtà?

etc …

se lo sarebbe chiesto perché ogni percezione cambia l'atteggiamento o il comportamento che si ha nei confronti della vita.

 

Allora forse Duchamp avrebbe inventato il Ready-Made “Nuovo Umanesimo”per riportare ancora una volta, come spesso è accaduto nel corso della storia, l'uomo al centro dell'interesse dell'uomo.

Forse avrebbe de-contestualizzato il concetto del tempo. Avrebbe preso un essere umano gli avrebbe chiesto: Cosa stai facendo - concretamente - per soddisfare i tuoi bisogni e vivere per quello in cui credi?

Poi lo avrebbe spedito con l'immaginazione nel 2030 (tra 15 anni) e gli avrebbe chiesto:

Cosa ti sei creato?

Come te lo sei creato?

Di cosa e di chi hai avuto bisogno per crearlo?

 

Giovanni Conte

 

 

 

 

Fonti:

Alfredo De Paz, L'arte contemporanea. Tendenze, poetiche e ideologie dall'espressionismo tedesco alla postmodernità, Vol. 1, Liguori Editore 2007 Napoli;

http://cronologia.leonardo.it/storia/tabello/corr06.htm;

D. Ikeda, W. Brayan, La religione e i valori umani, Esperia 2005;

E. Giusti, R. Harman, La psicoterapia della Gestalt, intervistando i Maestri, Sovera 1996 Roma.

   

http://ilmiocounselor.jimdo.com/articoli/dadacounseling

       

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