Intimità secondo l'Analisi Transazionale


intimita“ Nell’intimità non ci sono “ messaggi segreti”,
il livello sociale ed il livello psicologico sono congruenti…”

I. Stewart & V. Joines – “ L’Analisi Transazionale“

 

“Finchè distogliete il vostro animo dai suoi sogni, esso non li conoscerà;
sarete il trastullo di mille apparenze
perché non ne avrete compreso la natura...“

M. Proust – “ Alla ricerca del tempo perduto “

( Vol.  II  All’ombra delle fanciulle in fiore )

 

 

Intimità

 

Non è una parola con cui siamo molto in confidenza. Essa riporta alla memoria altri inquietanti termini ( vulnerabilità, debolezza, dipendenza ) che si oppongono a volte all’idea di ciò che siamo o crediamo di essere o vorremmo essere…o che  ci chiedono di essere.

Intimità vuol dire mostrarsi per ciò che si è, agire allo scoperto, senza sotterfugi, senza dire altrorispetto a ciò che si pensa. Essere intimosignifica adottare modi di relazione diversi rispetto  a quelli oggi più in voga, quelle studiati  per vincere nel lavoro, negli affetti, in società.

E' difficile comprendere qual è il trofeo da conquistare. Le scarse risorse materiali, morali ed ambientali  del nostro mondo ci avvertono di come il prezzo della presunta vittoria  sia piuttosto alto. Il successo è diventato il fine che giustifica ogni mezzo. E’  il fine che azzera i mezzi. E’ la meta che annulla ogni altro  traguardo.

 

Questo celarsi dietro i cliché sociali e culturali è a volte rafforzato dalla storia personale, quella in cui abbiamo imparato a non dichiarare le nostre emozioni, i nostri sentimenti ed i nostri pensieri  per evitare ogni eventuale dipendenza, ogni presunto attacco esterno ( ed interno ) al nostro equilibrio interiore.

Così facendo generiamo una sorta di deserto deitartariaffettivo di cui scrutiamo l’orizzonte preparandoci, appunto, a respingere un attacco che non verrà mai. Restiamo a difesa di una fortezza che non racchiude nulla di effettivamente interessante per chi sta fuori. Alla fine non interessa più nemmeno a noi eppure proseguiamo, come se non potessimo farne a meno, a vigilare contro un nemico inesistente. Non ci accorgiamo che siamo noi, da soli, ad essere soldati e tartari insieme.

Vigilarenon è mentire o essere disonesti, almeno secondo la comune accezione che diamo a queste parole, bensì è essenzialmente tenere l’altroa distanza di sicurezza  assumendo un ruolo, indossando una maschera e poi chiedere agli interlocutori di fare altrettanto. Il tartaro,infatti, non è solo il temuto predatore ma anche chi si mostra,  colui che è disposto a dare, e chiede, autenticità .

E’ inutile ingannarsi… Nessuno  può negare che mostrarsinon sia rischioso, che non possa avere esiti indesiderabili che siano a  volte tristezza, altre delusione o rabbia  o paura. In alcuni casi non ci mostriamo per  timore di ferire, come se i nostri sentimenti fossero pericolosi strumenti d’offesa..

Essere intimo richiede coraggio, così come richiede fermezza qualsiasi genere di scelta.

Mostrarsi, infatti, significa essere di fronte ad un bivio: una prima strada conduce a vivere segnati, nelle gioie e nei dolori, dall’autenticità. La seconda  consiste nel seguire un percorso tracciato da altri ed in cui gli eventi non si vivono ma, al riparo di una maschera, tutt’al più si osservano, riducendosi così ad “ essere il trastullo di mille apparenze ”.

 

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