Perchè rivolgersi ad un counselor

Nella vita di una persona accadono molte cose: se volessimo misurarle con un termometro che segna la loro gravità la maggior parte di esse sarebbero di bassa intensità.

Non è detto però che questa normalità non sia costituita anche da problemi, piccoli ostacoli, situazioni sgradevoli, quesiti non facilmente risolvibili, insoddisfazioni, difficoltà o incapacità.

Ci sono i momenti di disorientamento, le stanchezze, quello che non funziona più come prima.

Poi vi sono i bisogni, le aspirazioni, i desideri, le relazioni, gli obiettivi.

C'è anche la vita interiore, la vita dello spirito, i pensieri, i ricordi.

E il corpo, con la sua storia, anzi, le sue storie, continuamente diverse.

Il tutto, do per scontato, in un insieme che tende alla crescita, consapevole o no, verso una propria strada.

E ognuno di noi vive tutte queste cose procedendo, con più o meno fatica, più o meno successo, verso la sua meta, che il più delle volte è sconosciuta anche se desiderata.

 

La ricerca di un compagno di strada esperto è cosa delicata, bisogna incontrarsi, piacersi e scegliersi.

E poi valutare insieme obiettivi e risultati.

 

Per secoli gli aiuti venivano da vecchi, esperti della vita, depositari di conoscenze antiche o studiosi, o religiosi.

Essi avevano spesso intuizioni prodigiose o “sapevano”.

In generale quella saggezza si è persa, tutti sanno tutto, parlano di tutto come se sapessero, trattano argomenti che richiedono decenni di studio dopo avere letto magari un articolo su una rivistina alla moda.

 

Il counselor è, come dire, un primo livello.

Nessuno di noi, sentendosi male, prenoterebbe una visita dall'esperto oncologo; si va prima dal medico di base. Lui ascolta, valuta e, se vi sono veramente situazioni serie che lo richiedono, procede ad un invio per ulteriori passi terapeutici.

 

Se il caso è alla sua portata dispone di metodi molto ben strutturati per intervenire in modo preciso, in vista di risultati.

Paolo Tagliolato

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