EDMUND HUSSERL


Come scrive Heidegger in “essere e tempo” la fenomenologia è un concetto di metodo che ci invita a “ritornare cose stesse” al di là della verbosità e delle inutili metafisiche astratte pensate sino ad oggi dai filosofi. Per tornare alle cose è necessario trovare “evidenze apodittiche”, cose cosi certe da non poter essere in alcun modo negate. I fenomenologi cercano tali evidenze stabili attraverso il metodo della descrizione dei fenomeni che si presentano alla coscienza dopo che si è fatta l’epochè (totale sospensione del giudizio e degli “idola” ereditati dalla tradizione filosofica e dalla cultura). L’evidenza stabile, in seguito all’epoche, è ciò che viene chiamato il RESIDUO FENOMENOLOGICO vale a dire la stessa esistenza della coscienza (come a dire: fosse anche vuota, noi abbiamo comunque immediata evidenza dell’esistenza della nostra coscienza àproprio a partire dalla coscienza i fenomenologi intendono descrivere i MODI TIPICI IN CUI LE COSE E I FATTI SI PRESENTANO ALLA COSCIENZA àtali modi tipici sono le ESSENZE EIDETICHE in modo che la fenomenologia non si qualifica come scienza di fatti ma come scienza di essenze àuna scienza stabilmente fondata dedita all’analisi ed alla descrizione delle essenze (a differenza di un approccio psicologo e/o scientifico, il fenomenologo non tratta dati di fatto ma essenze, non studia fatti particolari ma idee universali, non si interessa del comportamento morale di questa o quella persona ma intende conoscere l’essenza della moralità)., Infatti il carattere fondamentale della coscienza è l’INTENZIONALITA’, la coscienza è intenzionale poiché  è sempre coscienza DI qualcosa che si presenta in modo tipico àl’analisi di tali modi tipici di essere/apparire è il compito del fenomenologo che indaga su ciò che la COSCIENZA TRASCENDENTALE intende per amore, percezione, religiosità, giustizia, simpatia.

Husserl sostiene che la conoscenza inizia con l’esperienza di fatti; nel qui ed ora avverto questo suono (ma questo suono è contingente e potrebbe anche non esserci…tuttavia insieme al suono contingente – che è il fatto – noi cogliamo anche l’essenza del fatto ossia il fatto che ESSO SIA IL SUONO, IL COLORE) àpossiamo sentire mille suoni diversi ma in tutti essi noi riconosciamo che si tratta di suoni, rinveniamo pertanto un’essenza comune. Nel fatto si coglie sempre un’essenza in modo che l’individuale si annuncia alla coscienza sempre attraverso l’universale e la conoscenza delle essenze non è dovuta ad un processo di astrazione/comparazione perché per poter astrarre/comparare dobbiamo già aver individuato l’elemento comune che ci permette di compiere l’astrazione o la comparazione àla conoscenza delle essenze è intuitiva e l’intuizione è diversa dall’intuizione che ci consente di cogliere i fatti singoli: Husserl la chiama ESSENZA EIDETICA ed ogni fatto è un caso particolare di un’essenza àle essenze eidetiche non sono reali, sono oggetti ideali che ci permettono di riconoscere e classificare i fatti singoli àoggetto della fenomenologia sono dunque le essenze dei dati di fatto in modo che la fenomenologia sia SCIENZA DELL’ESPERIENZA ma non scienza dei dati di fattoàessa può definirsi scienza dell’esperienza come intuizione di essenze edetiche nella coscienza e come oggetto di coscienza. La RIDUZIONE EIDETICA consiste proprio nella capacità di intuire l’essenza a prescindere dal fatto empirico, dagli aspetti sensibili e dalle preoccupazioni che possono generare. L’essenza eidetica viene trovata tramite il metodo della variazione eidetica: si prende un concetto e si introducono via via delle proprietà e delle variazioni: quando il concetto, a causa delle variazioni, non è più se stesso allora non siamo più nella sua essenza.

Le essenze dunque sono universali non reali cosi come l’intenzionalità della coscienza non vuol dire, per Husserl, implicare una concezione realistica: la coscienza è sempre coscienza di qualcosa ma questo non significa che questo qualcosa esista davvero al di fuori della coscienza, tuttavia ciò che conta descrivere è il modo tipico di presentarsi dei fenomeni cosi come appaiono alla coscienza nella propria essenza eidetica e per questo l’epoche fenomenologica è il vero metodo della filosofia àsospendere il giudizio da tutto ciò che dicono le filosofie, da tutto ciò che dicono le scienze, da tutto ciò cui siamo abituati e percepiamo nella vita quotidiana e sulle credenze che fondano l’ “atteggiamento naturale”.  Operata l’epoche…. Ciò che resta è la coscienza nella sua immediatezza e nella sua soggettività e la coscienza è anche l’unica origine della “proiezione del mondo” àla coscienza è il fondamento di ogni realtà, il mondo è costituito dalla coscienza ed è per questo che le “mere di scienze di fatto creano solo uomini di fatto” = Husserl critica il naturalismo e l’oggettivismo che pretendono che la scienza sia l’unica fonte di verità e che la realtà descritta dalla scienza sia la realtò (l’unica realtà dotata di verità) escludendo i problemi scottanti per l’uomo come la ricerca del senso, della significazione dell’esperienza, del destino e dell’esistenza nel suo complesso àla mera scienza dei fatti non ha nulla da dirci in proposito poiché astrae appunto dalla soggettività àfunzione della filosofia è di liberare la storia dalla feticizzazione della scienza e della tecnica e vista in tale ottica la fenomenologia è la filosofia prima che si libera dalla chiusura del mondo per scoprire nell’umanità la libertà di trascendersi verso nuovi orizzonti.

 

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