A Beatrice Cenci

Inviato da Sabrina Gatti

 

11 SETTEMBRE 1559   Meno di una bestia… Meno di un pezzo di carne inanimato… Meno della carogna di un’animale, dilaniato dagli avvoltoi… Meno di niente, ma abbastanza per pagare, per una colpa che non esisteva, non esiste, e non esisterà mai. Tu vittima tramutata in carnefice… Carnefice di un demonio, che non meritava nemmeno di esistere, inutile peso per la Madre Terra, per il suo corpo perfetto, perfetto come il tuo, che quel figlio dell’inferno, cui la legge degli uomini da indegnamente il nome di padre, ha posseduto con furia, con violenza, e con la gioia che solo l’ultimo demone degli inferi può provare, avendo, anche il disgustoso ed inumano, plauso della legge e del potere, come se abusare della propria figlia fosse normale, un diritto naturale, e che per vendicarne la giusta morte, in olocausto una vittima innocente, gli ha offerto, colei che non era degno neppure di guardare, di baciare la terra su cui posava il piede, colei cui doveva rispetto, prima che amore, lui indegno di respirare, di vivere, di esistere, e soprattutto di trovare il conforto dell’ingiustizia umana, che come prezzo della dipartita di una squallida nullità quale lui era, ha reclamato la tua vita, il tuo sangue a bagnare il patibolo e come lacrime, figlie di una rosa antica, il volto di Gaia perfetta, tu raggio di luce, che avvolgi dal cielo, vegliando sulla tua gente che la tua libertà reclamava, e commossa ha raccolto con amore le tue spoglie mortali e sulla tua città, splendida ed eterna, come eterno il tuo nome, e il tuo sorriso, stella splendente, anima incorrotta, che il tempo, di Dike il paladino, immortale e perfetta, ha consegnato alla storia. Sabrina Gatti

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