DALLA PSICOANALISI AL SENSO DI COLPA


senso di colpa

Perché una terapia di counseling sia efficace dobbiamo avere ben chiaro cos’è un essere umano e la sua personalità. Questa espressione indica il riflesso esterno di una struttura interna. Definirne la struttura è il punto di partenza di un buon colloquio; il counselor che trascura di farlo senza rendersene conto tenderà all’assunto che il cliente debba sviluppare una personalità simile a lui. Il quadro deterministico della personalità è chiaro nella psicoanalisi freudiana scoprendo le profondità della natura umana immerse nell’incoscio. Egli osservò quindi che gli squilibri raggiunti all’interno della mente possono essere gettati in un disordine caotico per mezzo della rimozione. Questo meccanismo  di difesa assieme ad altri non è altro che  una nuova pressione psichica posta sotto un'altra forma come ad esempio una sindrome nevrotica.

Tutta via il pericolo del sistema di analisi freudiano sorge quando diviene pura interpretazione deterministica della personalità e il sistema si riduce ad un nesso di causa ed effetto. Uno  dei fattori di base degli psicoterapia consiste nel fatto che i pazienti prima o poi devono accettare  la propria responsabilità; ogni problema riguardante la personalità comporta un numero  infinito di fattori determinanti ma al di sotto di essi nell’area di autonomia individuale deve essere presente un punto di responsabilità e di sviluppo creativo. Dove il determinismo funziona vuol dire che c’è una forma di nevrosi innescata in cui vi è la rinuncia alla libertà e l’arresa a rigidi schemi di comportamento abituale.

A quel punto la personalità diventa una macchina.  Possedere abilità creative è il presupposto della personalità umana. Funzione del counselor è quella di portare il cliente ad accettare le proprie responsabilità. La funzione del couselor è infatti aiutare il cliente a divenire ciò che  era destinato ad essere. Alla luce di ciò è chiaro perché il nevrotico non potrà mai essere sano fino a che chiamerà responsabile del suo disturbo l’educazione ricevuta nell’infanzia poiché è egli stesso quell’educazione e nel combatterla combatte se stesso. 

Un incapacità specifica del nevrotico è l’incapacità di avere rapporti sociali un pioniere in tali studi fu Alfred Adler il quale osservò che chi si separa dal proprio gruppo non riesce a mantenere la salute mentale poiché la sua struttura portante della personalità dipende dalla struttura sociale stessa. Ciò porta al definire quello che è un concetto cardine della teoria adleriana cioè il concetto di inferiorità. Il senso d’inferiorità è un concetto che tutti possediamo quindi non va considerato come qualcosa di anormale in sé, assieme alla volontà di prestigio diviene fonte di energia motivazionale. Quello che al contrario viene chiamato complesso di superiorità, è l’altra faccia di un sottostante senso di inferiorità. Una normale ambizione deriva dalla forza, è quindi una funzione naturale dell’essere vivente non necessariamente di tipo antisociale; l’ambizione nevrotica deriva dalla debolezza e dall’insicurezza traendo soddisfazione dalla svalutazione degli altri e dal dominio su di essi.

Adler fa dell’adattamento sociale il criterio attraverso cui valutare il grado di chiarificazione della personalità. Ma questo comporta il pericolo di sopravvalutare un adattamento superficiale all’ordine sociale. Quando un problema di personalità è così grave da impedire il lavoro o i rapporti con gli altri viene definito quindi nevrotico attribuendo ad esso forma di comportamento e atteggiamento mentale e non un disturbo organico i quali possono in un secondo momento indurre anche problematiche di natura organica. Il counselor deve conoscere le condizioni fisiche del cliente in modo da includere nel quadro clinico tutti i fattori organici di rilievo. 

La persona creativa è  quella le cui tensioni interne saranno particolarmente suscettibili ad un adattamento, sarà più sensibile e soffrirà di più, ma godrà di possibilità maggiori. Una tendenza alla ipersemplificazione sia da un punto di vista deterministico freudiano sia di tipo razionalista adleriano, si incontra nell’affrontare  il problema del senso di colpa, per alcuni è trattato come un sintomo di malattia mentale e lo scopo è quello di farlo scomparire del tutto. Essa è da considerarsi come la percezione delle differenze fra ciò che una cosa è e ciò che dovrebbe essere. L’unico atto della vita che sembra quindi permettere un unità del senso di sé, è il trascendimento del senso di colpa, è l’atto della creatività pura, quale accade nella pittura, in quel momento di massima intensità in cui l’artista è trasportato da una sorta di estasi. Ma essi provano molto spesso il più vivo senso di colpa nei confronti del proprio lavoro.

Quando il quadro è finito egli prova due emozioni; la soddisfazione e il senso di catarsi dovuto allo sforzo creativo e il senso di colpa dovuto alla consapevolezza che il quadro non è perfetto e alla presa ci coscienza che è accaduto qualcosa di grande di cui egli non era degno.

 

Ma da dove nasce il senso di colpa?

 

Esso  è legato ai concetti di:

 

·         libertà

·         autonomia

·         responsabilità morale

 

Poiché l’uomo come analizzato da rank, possiede una libertà creativa è sempre alla ricerca di nuovi possibilità la quale, porta con sé non solo una sfida ma anche un sentimento di colpa. Alcuni concludono  che le sue origini sono da ricercare nel divario fra perfezione e il nostro stato di imperfezione. Compito ultimo del counselor è quindi quello di aiutare il cliente a liberarsi della morbosità  del suo senso di colpa aiutandolo anche coraggiosamente ad accettare e ad affermare la tensione spirituale insita nella natura umana.

Questo ci porta alla massima socratica alla base delle teorie di Adler, secondo cui se il paziente comprende veramente agirà allora correttamente…”conoscere  è  fare”. Per quanto però si possa dire o fare nessun essere umano modificherà la propria personalità se non è costretto dalla sofferenza. Nella realtà il nevrotico invece di cambiare tendono a sopportare la l’infelicità delle loro situazioni piuttosto che rischiare l’incertezza derivante da un cambiamento. La sofferenza è paradossalmente una delle forze in natura più creative, quando ci rendiamo conto del dolore siamo davanti ad un primo passo verso la rinascita.

Per questi motivi la pacca sulla spalla può essere nociva per il cliente il quale, dovrebbe uscire dallo studio più coraggioso se pur con la dolorosa consapevolezza che la sua personalità debba essere trasformata. Se il counselor non è stato superficiale causa il legame empatico creatosi, si sentirà scosso e probabilmente infelice anch’esso. In  alcuni casi è possibile che il counselor stesso porti la sofferenza dell’ altro a un punto massimo per poi far espodere la crisi. Non bisogna pensare che tale metodo susciti un qualcosa che poteva essere evitato bensì bisogna vederla come una tecnica in grado si far scoppiare un malessere presente in potenza evitando così una crisi peggiore.

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