La Medicina Classica assume come paradigma quello che si basa sul metodo cartesiano e che viene a costituire il cosiddetto metodo del pensiero moderno occidentale. L'idea positivista, con la sua visione “statica” e riduzionista non viene messa in discussione.
Il metodo induttivo-deduttivo, che parte dall'osservazione di più casi ed arriva a formulare una legge generale, che deve poi venire verificata attraverso la riproducibilità dei casi osservati rappresenta l'unico metodo incontrastato di validazione medico-scientifica.
La Teoria Generale dei Sistemi si propone di superare lo schema logico-tradizionale di analisi-sintesi e si pone come obiettivo l'integrazione dei metodi delle scienze naturali e sociali.
Sto parlando di un "nuovo paradigma" o di "un diverso paradigma scientifico" che si rivolge alla "totalità", in contrasto con il meccanicismo classico.
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“Perché siamo diventati ciechi? Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione. Vuoi che ti dica cosa penso? Parla. ‘Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo’. Ciechi che vedono? Ciechi che, pur vedendo, non vedono.” (Da Cecità di José Saramago). Questa sembra essere la condizione in cui si trova l’umanità, oggi: una popolazione di ciechi (salvo i pochi ed inascoltati Tiresia) che crede di vedere solo perché vede qualcosa, ma che non sa vedere oltre le cose visibili, o meglio, oltre le cose che cadono - e accadono - entro il suo limitato raggio visuale. Da notare che questa è condizione comune tanto al cosiddetto uomo della strada quanto agli scienziati del CERN di Ginevra: per quanto oltre ci si possa spingere, anche con le strumentazioni ottiche ed elettroniche più potenti e sofisticate, non si potrà mai “vedere” tutto l’universo: ci sarà sempre qualche “particella di Dio” (o del diavolo) che sfuggirà allo sguardo umano.