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Lui Lei Loro

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lui lei loroI costellatori, come Giuseppe Clemente, partono da una visione più ampia rispetto ad altri consulenti della ricerca del proprio vero sé, perché non lo cer- cano soltanto nell'individuo, ma anche in quel tessuto sociale nel quale l'in- dividuo è cresciuto: la famiglia.

Quando Giuseppe Clemente, all'interno dei nostri corsi di tantra, condu- ce le costellazioni familiari, talvolta rimaniamo sorpresi dalla precisione ed eleganza con cui guida il cliente verso la comprensione delle dinamiche af- fettive nella sua famiglia di provenienza. Sicuro nella consulenza sistemica conduce il cliente, come in un giallo, attraverso i meandri di sentimenti e con- vinzioni incoerenti, evitando le false piste, fino alla soluzione che di solito la- scia a bocca aperta.

 

La maggior parte di noi non è abituata a vedere se stessa in modo siste- mico. Molte persone sono convinte di vivere la propria vita e non si accorgo- no di quel fenomeno che gli amici e i vicini di casa chiamano con espressio- ni del tipo «questo lo ha preso da suo padre/sua madre», intendendo per esempio: l'avarizia, la generosità, la chiarezza, la confusione, il modo di ri- dere, di esaltarsi, di parlare o di fare ecc.

È ironico osservare che proprio quei figli che sono in conflitto con i propri genitori tendono a copiarli maggiormente sul piano emozionale e affettivo.

Ad esempio: il padre è una persona chiusa e burbera che pensa di avere sempre ragione; il figlio lo critica e pensa sinceramente di essere completa- mente diverso da lui, per scoprire con sua sorpresa, che gli altri lo considerano una persona chiusa alle opinioni altrui e che fa valere soltanto le sue ragioni.

Ciò è perdonabile a vent'anni, quando la differenziazione dai genitori non

è ancora conclusa, ma diventa tragico se continua ancora a quarant'anni e non viene consapevolizzato o ammesso dalla persona stessa. Allora gli ami- ci, parlando di lui, dicono: «Non cercare di spiegarglielo! È talmente chiuso, come suo padre, che non ammette nemmeno questo».

Una volta, fare lo stesso mestiere dei genitori (lui continuava la falegna- meria di papà, lei era casalinga e faceva la mamma come sua madre) era con- siderato normale e in taluni casi si ripetevano addirittura i nomi dei genitori o dei nonni, per sottolineare l'appartenenza alla stirpe. Oggi pensiamo di es- sere individui del tutto diversi dai genitori e sostentiamo questa originalità nei modi di vestirci, nelle professioni, nei viaggi, nell'arredare la casa, in- somma in tutta la struttura superficiale della personalità. Ciò ci inganna e ci rende ciechi verso la struttura profonda del nostro sé, ripetiamo il modo di amare o di non amare, di esprimerci con parole o gesti, di trattenere i senti- menti, di sentirci al di sopra o al di sotto degli altri... come mamma o papà. In sintesi si può dire che siamo più simili a uno o tutti e due i genitori di quel- lo che desideriamo.

Forse conoscete una famiglia dove la mamma era tutta casa e chiesa, men- tre la figlia pensa soltanto alla carriera, a viaggiare il mondo, all'indipenden- za e a «trovare se stessa». Poi a trentasei anni le vengono i dubbi sul fare fi- gli o no, ma deve ancora trovare l'uomo giusto che con tutta quell'indipen- denza non è riuscita a trovare. A prima vista sembrano due donne più diver- se che mai, in fondo sono solo complementari: l'una fa ciò che l'altra non so- lo non fa, ma dal quale si dissocia veementemente. La figlia è in reazione al- la madre e fa l'opposto di lei, ma non si sente completa e la ricerca di se stes- sa non finisce mai. Perché, senza la visione sistemica della sua origine, non si accorge che la ricerca di se stessa è parziale, esclude tutti gli aspetti della vi- ta rappresentati dalla madre.

Nel primo caso (di chi si comporta come i genitori) come nel secondo (di chi fa l'opposto), la frase più difficile da pronunciare dalla persona è «Mam- ma/papà, sono come te», eppure, una volta pronunciata dal cuore, è quella che tocca di più e che termina una lunga serie di battaglie interiori, di tenta- tivi di essere qualcuno, di trovare se stessi, di conflitti con il partner.

In diciassette anni di consulenze alle coppie abbiamo notato che per il cliente è necessario fare una costellazione della propria famiglia di origine, altrimenti il processo non va in profondità. Spesso le persone si stupiscono e chiedono: «Cosa c'entra la relazione tra mio padre e mia madre con la rela- zione che io ho con il mio partner?». Non rientra nell'immagine di sé – che hanno imparato dai loro genitori – il modo di rapportarsi, di essere in cop- pia, di provare o non provare affetto, di concedersi alla passione o di tratte- nere gli istinti, di saper amare o di credere soltanto di amare.

Di solito, dopo la prima costellazione, questa comprensione emerge: dai genitori hanno imparato l'espressione dei sentimenti, il modo di organizzare i pensieri, gli schemi relazionali, così come hanno imparato da loro la lingua o a mangiare con la forchetta.

Per condurli a questo punto, ci vuole il giusto mix tra ricerca sistemica e apertura intuitiva. In questo viaggio verso l'ignoto Giuseppe Clemente trova interessanti le situazioni familiari complesse e intrecciate e si sente appagato dal vedere e verificare che il metodo delle costellazioni è uno strumento va- lido per risolvere i temi trans-generazionali della coppia e, di conseguenza, dei loro figli. Leggendo i capitoli di questo libro si sente che ogni parola vie- ne da un'esperienza vissuta sulla propria pelle e successivamente trasmessa ai suoi clienti. A differenza di altri costellatori dedica anche spazio alla ses- sualità ed evidenzia le sue connessioni sistemiche. In questo ambito tocca al- cuni cosiddetti temi delicati, come le disfunzioni sessuali, il tradimento, la coppia aperta, per spiegare che non sono soltanto difficoltà individuali, ma espressioni di forze e correnti che provengono da tutta la famiglia.

Giuseppe Clemente, in pochi anni, si è particolarmente distinto tra i co- stellatori perché vive la sua professione con molta passione e tiene sempre presente quel modo sistemico di pensare le relazioni che agli estranei talvol- ta appare magico. Queste dinamiche sono ben descritte nel presente libro, che può diventare un bagaglio prezioso per il lettore che desidera compren- dere i propri condizionamenti del passato.

Specialmente la vita di coppia ci riserva talmente tante situazioni imprevi- ste, che diventa, nel bene come nel male, un'avventura nell'ignoto. Auguria- mo a Giuseppe Clemente di continuare il suo lavoro come costellatore siste- mico con questo spirito, come auguriamo al lettore una buona lettura e il co- raggio di iniziare un viaggio affascinante con la sua costellazione familiare.

 

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