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About myself: il mio percorso di counseling

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Its-all-about-meAbout myself, ovvero la mia storia personale : come sono arrivata

al counseling.

E’ significativo che pensando di dover parlare di me la prima battuta mi sia venuta in Inglese. Ovvero non mi è per niente facile e mi riesce meglio se eseguo prima una sorta di spersonalizzazione.

 

Sono una donna di 50 anni anche se non me li sento per niente, credo di non dimostrarli e ho sempre vissuto da ragazza, pur assumendomi le mie responsabilità. Per certi aspetti mi sono trovata ad essere più matura della mia età sin da bambina, ma per certi altri no probabilmente. Non mi sono mai sposata, né ho avuto figli.  Lavoro e mi mantengo da sola sin da quando mi sono diplomata, mi sarebbe piaciuto continuare gli studi all’università, ci ho anche provato, avendo una vera e propria passione per le lingue e letterature straniere, lavorando e studiando contemporaneamente, però l’ho trovato faticoso e non sostenuta neanche moralmente dalla mia famiglia, ho deciso di abbreviare le vie andandomene per un anno in Inghilterra ad imparare l’inglese sul campo.

 


Quando sono tornata, sfruttando la mia competenza linguistica acquisita, mi sono messa a lavorare a tempo pieno in ufficio di aziende private di produzione come impiegata commerciale. Lavoro che ho svolto per 25 anni a vari livelli di responsabilità.  M’è rimasto da allora il rimpianto di non aver completato gli studi universitari e questa è una delle ragioni che m’ha portato a riprendere in mano i libri ad età adulta.Tra l’altro a scuola sono sempre riuscita bene, senza troppo sforzo, e quindi ci sono sempre tornata, frequentando corsi vari, nei miei momenti di crisi. E’ il luogo dove trovo conferma delle mie risorse e quindi vi riacquisto quell’ “empowerment”  che a volte mi succede di sentire affievolito.

La psicologia è una materia che mi è sempre piaciuta, sin dai tempi in cui frequentavo l’istituto magistrale.

 

 Appena diplomata, ho fatto anche la maestra alle scuole elementari e mi sono trovata ad occuparmi di un bambino autistico. Per poterlo fare al meglio avevo colloqui con una psicologa e a lei ho iniziato a parlare anche del mio disagio familiare, che vivevo soprattutto riguardo il rapporto conflittuale con mia madre.

A 19 anni non ero pronta ad iniziare però un percorso di psicoterapia vero e proprio, cosa che ho fatto invece a 34 anni quando è morto mio padre e stavo vivendo una relazione affettiva che mi faceva stare male e da cui non riuscivo ad uscire. E’ durato 5 anni con sedute a cadenza settimanale. Sorprendente come per la psicoterapia abbia superato la mia incostanza di base e sia sempre andata agli appuntamenti con regolarità, anche se ho iniziato minacciando di volermene andare sbattendo la porta diverse volte.

Ho così avuto conferma che la sbagliata in famiglia non ero io, come cercavano di farmi credere. Sono stata piuttosto capro espiatorio di una situazione assai difficile. Questa consapevolezza mi ha portato  a rompere i rapporti con le mie tre sorelle e così adesso, che la mamma non c’è più dall’agosto 2008, mi ritrovo distaccata da loro, a vivere da

indipendente con qualche amicizia importante e tante conoscenze.


Ho avuto relazioni più o meno importanti e un sacco di corteggiatori da ragazza. Ho vissuto in casa con mia madre fino a 42 anni, poi da sola 6 anni  e sono tornata nella casa genitoriale un anno fa, dopo la sua scomparsa. Dapprima m’è piaciuto il ritorno alle origini, m’è sembrato un giusto riappropriarmi dei miei spazi dopo che le sorelle m’avevano fatto sentire esclusa quando sono state loro ad occuparsi della mamma ed io ero fuori casa, ma adesso sento più che altro il peso di abitare in una grande casa vuota e con tanti lavori da fare per tener in ordine l’ampio cortile con giardino.

Vogliamo tutte  venderla, ma non riusciamo a causa dell’ attuale difficile situazione di mercato. Tutto questo per spiegare che mi sono trovata a fare i tre anni di counseling non proprio in condizioni di tranquillità. Negli ultimi anni la mia adorata madre è stata anche ammalata di Alzheimer e io ho sentito tanta ostilità da parte delle sorelle.

 

Anche lavorativamente parlando ho vissuto e vivo qualche difficoltà, nel senso che sono insegnante precaria nella scuola. Di quelle con poche prospettive essendomi rimessa a fare l’insegnante solo quattro anni fa dopo che l’ultima azienda in cui ho lavorato m’ aveva messa in mobilità per trasferimento sede.

 Nel counseling ho cercato quindi anche uno sbocco professionale.

Sono interessata alle relazioni e alla psicologia umanistica da molti anni.

In particolare mi piace molto l’approccio gestaltico. All’ASPIC sono arrivata dopo aver vagliato altri corsi simili e l’ho scelta proprio per l’approccio gestaltico prevalente.

La gestalt terapia me l’ha fatta conoscere uno svedese di cui m’innamorai nel 1990.


Ricordo che a casa sua a Stoccolma mi faceva fare l’esercizio della sedia bollente. Ritornata a Bologna mi misi a cercare chi proponeva la gestalt terapia e all’epoca non trovai nessuno. Ho però iniziato a frequentare corsi vari di crescita personale. Un po’ per passatempo e curiosità e senza sentire  la motivazione ad approfondire nessun approccio in particolare .

Il desiderio di voler finalizzare questi interessi e attività è arrivato  il momento in cui mi sono iscritta in Aspic, coinvolgendo anche un’amica, dopo aver fatto una vera e propria selezione dei vai corsi offerti dal mercato della formazione.


M’è sembrato il giusto sbocco sia per non disperdere le cose fatte in precedenza e darmi un’opportunità per canalizzare  una predisposizione naturale all’ascolto che sento d’avere.

In famiglia mi sono da sempre trovata a dover fare da sostegno a mia madre, per forza di cose. Sono naturalmente comunicativa e m’è sempre successo di raccogliere confidenze e fare da supporto agli altri. Credo d’essere una persona che da fiducia e che se la sa cavare in qualsiasi situazione. Ho superato con le sole mie forze diverse difficoltà di vita: lutti ( di padre, madre e fratello), mancate maternità e diversi cambi lavorativi.


Anche questi ultimi tre anni in cui ho frequentato il master di counseling sono stati pieni di tante difficoltà esterne. Mi sono cimentata per la prima volta a fare l’insegnante d’inglese nella scuola elementare, ho cambiato abitazione, ho vissuto  la malattia e la perdita della mamma e rapporti non facili con le sorelle.

E’ stato un arricchimento frequentare il corso. Un’occasione per apprendere teorie e tecniche nuove e anche per stare in compagnia e fare nuove conoscenze. M’è piaciuto sentirmi appartenente a un gruppo.


Sono contenta d’averlo fatto anche che se è stato impegnativo sia economicamente che dedicarvi tempo nei week-ends, trovare tempo per i work-shops, studiare, etc.

M’è servito per mettere a fuoco e lavorare su certe mie dinamiche relazionali. In certe situazioni sono emerse anche certe mie risorse, come la forza di sostenere le mie posizioni, la capacità d’essere leader, quella di sapermi facilmente adattare al nuovo ed inserirmi rapidamente nei gruppi.

Contemporaneamente ho frequentato anche un corso per “Facilitatore dei processi comunicativi e coach” avendo ottenuto un voucher formativo della Regione Emilia Romagna. Un’ opportunità anche come ripasso delle varie teorie e tecniche comunicative già apprese in Aspic. Il confronto con altri docenti e compagni mi ha dato maggiore consapevolezza della mia preparazione su questi argomenti.


Dall’interno del processo m’era meno chiaro il valore delle competenze acquisite che sperimento invece durante le esercitazioni col gruppo “coachers.”

Come dicevo sopra, ho vissuto quasi tutto il percorso in stato altalenante di pseudo benessere e sofferenza emotiva per cui non mi è stato possibile, in tutta sincerità, studiare e applicarmi come avrei voluto. Ho avuto difficoltà a concentrarmi a volte, credo che in altre condizioni, avrei potuto sfruttare meglio l’opportunità . Ho fatto comunque il meglio che ho potuto mettendoci impegno. Mi sono tornate utili le reminiscenze dei lavori già sperimentati e le tante letture fatte in precedenza.

Sono contenta d’aver superato l’esame finale, d’essere riuscita bene nella conduzione del Work-shop e di aver saputo gestire qualche conferenza e cliente con successo.

Per ora il counseling non è la mia attività principale, ma mi da soddisfazioni praticarlo.

E’ uno strumento acquisito che mi ha arricchita.

 

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