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Il difficile rapporto tra le " grandi gesta " e le piccole attenzioni quotidiane nei rapporti di cop

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corpi nudiI rapporti personali più sono significativi e, a volte, più rischiano di diventare conflittuali.

In tali casi frustrazioni, demotivazioni e disagi di varia natura ed intensità minano il legame pur lasciando inalterato il valore che la relazione ( affettiva o familiare, professionale oppure sociale ) ha per i protagonisti.

Le origini di tali apparenti contraddizioni sono diverse e non sempre immediatamente evidenti.

In talune circostanze un motivo di tale paradosso è il difficile equilibrio tra quei comportamenti che, dal punto di vista affettivo/ emotivo, possiamo definire " grandi gesta " e quelli che, invece, costituiscono attenzioni quotidiane anche minime.

La dinamica può riguardare relazioni di qualsiasi natura. In questa nota focalizziamo la nostra attenzione sui rapporti di coppia.

Capita a volte che entrambi i partner nonostante l'affetto che provino uno per l'altro, sperimentino una condizione di reciproca incomprensione: si sentono trascurati, non capiti, profondamente svalutati. C'è chi, da un lato, ritiene di non ricevere ciò che, sentimentalmente ed emotivamente, chiede o di ricevere ciò che non chiede.

Dall'altro si trova chi sente del tutto deprezzato ciò che, sempre nell'ottica affettiva / emotiva, dà.

La conseguente conflittualità relazionale, che può manifestarsi o sottoforma di confronti aspri o di profondi e prolungati silenzi o in un'alternanza di entrambi, in tali casi non è l'esito di una carenza affettiva ( anche se, pericolosamente, il più delle volte tale è ritenuta la causa ) bensì di un blocco comunicativo: uno dei partner esprime in modo insufficiente le proprie richieste affettive, quelle anche minime risolvibili in semplici ma significative attenzioni. L'altro, semmai, si adopera in " grandi gesta " occasionali svalutando la costante presenza, non necessariamente eclatante, che la quotidianità dei rapporti richiede.

Quando è così, il primo deve la sua insufficienza espressiva non sempre ad una concreta incapacità comunicativa ma a radicati pregiudizi ( personali e/o sociali ) in base a cui, negli affetti, è normale ricevere senza bisogno di chiedere .

Il secondo, dal canto suo, risponde non a richieste concrete ( dirette o indirette che siano ) bensì ad un'immagine di sé, del partner e del rapporto stesso. Questi cioè reagisce in base ad un ideale di relazione piuttosto che in base all'idea che ha della sua concreta relazione.

Entrambi, dunque, più che adattarsi all'altro e cercare una proficua mediazione tra le rispettive esigenze, si iperadattano ossia reagiscono ad istanze che non hanno origine dalla concretezza del quotidiano bensì da ideali: come deve essere un rapporto, come si deve stare in un rapporto. Entrambi, a modo proprio, rischiano di dare risposte a domande, di natura sentimentale ed emotiva, mai pervenute.

Nessuno, infatti, ha mai detto che nei rapporti non è necessario ( se non addirittura inopportuno ) chiedere ( comunque nessuno lo ha mai detto in quel rapporto ). Nessuno, inoltre, ha mai detto che si è amati solo se si compiono grandi slanci affettivi ( specialmente se a discapito, o in sostituzione, delle attenzioni quotidiane ).

In tali circostanze il rapporto si svolge secondo quella particolare dinamica, definita del Triangolo Drammatico, in cui i protagonisti si percepiscono spesso Vittima o Salvatore oppure Persecutore 1. Nel caso specifico, entrambi i partner, ritenendosi svalutati, si sentono Vittima e sperimentano l'altro come Persecutore.

Il Triangolo Drammatico, come qualsiasi dinamica conflittuale, è logorante in quanto ripetitivo ed infruttuoso. I partecipanti possono momentaneamente sentirsi in ruoli diversi da quello in cui avvertono di essere di solito e percepire, conseguentemente, l'altro in una posizione altrettanto diversa dallo standard. Il risultato finale non cambia : emozioni negative, pensieri negativi su sé, l'altro e la relazione. Anzi, sulle relazioni in genere.

Diventa fondamentale ed urgente, in questi casi, svelare il gioco drammatico, fare emergere cioè i ruoli e le convinzioni/ pregiudizi che ne sono la base e la sostanza. E' fondamentale ed urgente intervenire o dall'interno della relazione stessa, mediante un'azione di riflessione/ confronto/ sperimentazione, oppure mediante un aiuto esterno che possa e sappia individuare le svalutazioni messe in atto e gli ideali, non necessariamente falsi ma almeno in quel caso specifico inopportuni, che orientano i comportamenti rendendoli, appunto, logoranti ed incongrui.

Sperimentare nuovi percorsi cognitivi e comportamentali, dunque, per spezzare il circolo vizioso e drammatico.

Sperimentare, osare ... rischiare. Che c'è da perdere?


1 l'iniziale maiuscola sta ad indicare che si tratta di ruoli psicologici e non effettivi. La persona, cioè, si percepisce Vittima, Salvatore o Persecutore ma non riveste necessariamente tale ruolo nella concreta realtà relazionale e sociale.

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