L’INVIDIABILE RESILIENZA DEL GATTO: i fattori proattivi del fronteggiamento esistenziale

Inviato da Nuccio Salis

gattoCosa ci spinge a proseguire la nostra esistenza nonostante tutti i susseguenti colpi spesso ferali che la stessa ci riserva? Cadiamo così tante volte, eppure ciascuno di noi, se è arrivato ad essere adulto, ed a realizzare parte delle cose che si proponeva di fare, potrebbe considerarsi alla stregua di un piccolo gladiatore, orgoglioso e tenace delle sue battaglie,e della propria biografia scritta dalle sue epiche imprese. E tali battaglie sono certamente episodi anche di grande insegnamenti ricevuti, di maturazione, capacità di discernimento e consapevolezza, ma quanto ci sono costate allo stesso tempo! Il dispendio di energie e le ferite riportate ci hanno comunque segnati, stancati, forse indeboliti, e nei momenti più duri della lotta sicuramente affranti, ma mai demoliti o abbattuti del tutto.
Scegliere di fronteggiare le difficoltà e gli ostacoli esistenziali, decidere, programmare, affrontare i rischi, calcolare o subire eventualmente i costi, necessita non soltanto di una resistenza oppositiva ai problemi, ma di una strategia di gestione di problemi che ci renda soprattutto attivi e propositivi solutori di una situazione difficile che potremo ritrovarci a vivere.


Non è sufficiente, dunque, ingaggiare una specie di tiro alla fune col problema o rivaleggiarlo in una gara di sopportazione, come fosse solo e sempre una questione legata alla forza e alla quantità investita in termini di reazione alla difficoltà. Quel che può aiutarci davvero, prima che si inneschino circuiti reattivi che distorcono il problema dalla sua reale fattura, potrebbe riguardare la ricerca e l’attivazione di modelli di reazione utili e funzionali in grado di eccitare la resilienza non soltanto come risposta legata alla rimarginazione di una ferita interiore, con conseguente risalita alla superficie, ma anche di mobilitare un comportamento resiliente maturo; ovvero un modello di risposta che si avvale di una serie di elementi costituenti le nostre migliori facoltà personali da espletare. In questo modo, forse, la risalita, oltre ad essere determinata da una mera e faticosa ascesa dovuta alla ricucitura delle ferite curate dal tempo e dalla maturità, potrebbe anche determinarsi come un vero e proprio strumento capace di espandere il nostro campo cosciente oltre che esperienziale, incrementando in direzione qualitativa i processi della guarigione.
Siamo in un certo senso anche obbligati a configurare un modello efficace di risposta resiliente per la nostra esistenza, visti i continui colpi ed assalti che molti di noi devono gestire in una vita sempre più organizzata da tempi e modalità di relazione potenzialmente turbanti.
La resilienza va dunque saputa rifornire, e soprattutto addestrare; non possiamo guardarla come fosse una sorta di mero tropismo vincolato alle condotte di sopravvivenza e conservazione. Se fosse soltanto questa, l’individuo umano non potrebbe essere indagato sulla base della sua complessità, e verrebbe ricondotto ad uno sguardo ingenuo e riduzionista, che lo farebbe apparire, fra l’altro, come la specie meno fortunata di tutto il genere animale di cui fa parte. Già, perché a questo punto, la capacità di riaffiorare in superficie nonostante il peso degli inconvenienti, sarebbe certamente superiore in un gatto, che avrebbe a tal punto una invidiabile struttura di riprogrammazione e rilancio esistenziale molto più evoluta della nostra.
Chi convive con un animale domestico alle nostre dipendenze, conosce certamente la straordinaria capacità di ripresa emotiva dell’animale, impensabile per noi: chi scrive è un essere umano, per la precisione. Quando sgridiamo il nostro cane o gatto, egli riceve il nostro disappunto, mostrando che si duole di ciò, emette un lamento, si allontana, fa l’offeso, e questo non dura che per brevissimo tempo. L’animale ci ricomparirà di fronte, come se avesse resetato perfino ogni riverbero emozionale dell’episodio, e senza portarci rancore o desiderio di vendetta ristabilirà con noi lo stesso rapporto che abitualmente ci si è costruiti. Un fenomeno, questo, che non smette di sollecitarmi riflessioni.

Vorrei ora, invece, elencare una serie di importanti qualità resilienti che possono aiutarci a fornire una risposta di equilibrio e di riadattamento efficace all’ambiente, il quale spesso ci richiede il fronteggiamento delle difficoltà generate nell’interazione sistemica coll’ambiente stesso.

 

_ Condizione generale di salute e benessere: Per poter affrontare l’esistenza in modo ottimale bisogna almeno godere di una buona forma, sia psichica che fisica. Questo non significa che chi è affetto da un qualche handicap od oggettivo impedimento non abbia questa possibilità, ma si deve obiettivamente ammettere che una vantaggiosa base di tutto è quella di poter disporre di una diffusa ottima costituzione. Sembrerebbe scontato, ma tale condizione è quella che offre la maggiore spinta per poter reagire con efficienza agli ostacoli.
_ Autostima: Raggiungere un ottimale livello di riconoscimento e valorizzazione delle proprie potenzialità e abilità, è questo un elemento fondante per poter sviluppare la necessaria fiducia in se e nelle proprie capacità, essenziale per ricostruirsi un percorso di risalita.
_ Competenza comunicativa: Chi riesce a farsi comprendere, ad inviare messaggi chiari, a curare contenuti e processi nel dinamico flusso di segnali della relazione interpersonale, consegna a se stesso un indiscutibile vantaggio nel gestire la complessità insita nei rapporti umani. Avere le parole per esprimersi, possedere un ricco ed articolato vocabolario può seriamente facilitare l’avvicinamento e l’apertura al mondo altrui, favorendo un costruttivo contatto interpersonale.
_ Riconoscimento propri bisogni: Il vocabolario personale si dovrebbe estendere anche ad includere tutte le parole mediante le quali definire sentimenti ed esperienze emotive. Legare consapevolmente i propri motti emozionali ai bisogni, aiuta ad avere una chiara visione delle proprie istanze più autentiche e profonde, e ciò non può che rappresentare un notevole contributo alla pianificazione di un’azione resiliente.
_ Creatività: Permettersi di introdurre nuove idee ed azzardare anche un rovesciamento radicale nella valutazione della realtà, generare molteplici ed inedite opzioni solutorie, è quanto più potrebbe aiutarci anche nello sviluppare un atteggiamento che oltre ad ammortizzare le spinte affondanti della vita, ci aiuterebbe nel reagire con una carica propositiva ed un’attitudine alla sperimentazione che in genere risulta vincente e decisiva.
_ Umorismo: Congiunto alla creatività, tale elemento rivela spesso una incredibile forza di ridimensionamento e rilettura percettiva di un fenomeno problemico, se non altro nel modo con cui lo si deve ospitare nell’ambito della propria esperienza emotiva. Una sua raffinata declinazione è rappresentata dall’autoironia, che spesso ci aiuta a lenire ferite interiori e descriverci dentro una cornice di maggiore obiettività in riferimento alla percezione di se.
_ Conoscenza: Per reagire efficacemente alle difficoltà e galleggiare senza troppo turbinio non possiamo soltanto affidarci all’intuito o all’istinto. La nostra mente deve essere aperta, ricettiva, in grado di accogliere ed elaborare più dati, creare collegamenti e ideare nuovi percorsi, e per poter fare questo è necessario che la mente sia ricca anche di contenuti e informazioni che aumentino le sue possibilità connettive di redifinizione elastica delle stesse.
_ Spiritualità: Una potente risorsa personale è costituita certamente dalla capacità di interagire ed usare anche la dimensione metafisica del Sé. Fare affidamento anche alla fede, al percepire l’oltre e il trascendente, significa espandere il proprio potere di rinascita.
_ Curiosità: Procedere mediante apertura mentale, ed allenare la stessa attraverso un’attitudine esplorativa, può francamente esserci di grande aiuto per poter accogliere e ricercare nuovi modi per reagire e prenderci la rivincita che ci spetta.
_ Competenze specifiche: Poter contare su un personale corollario specifico di talenti e abilità, sia lavorative che extralavorative, può essere considerato una fonte di motivazione ed interesse attraverso la quale riqualificare sempre la parte più creativa ed operosa di ciascuno.
_ Rete solidale di affetti: Un valido orizzonte di rapporti realmente solidali e amichevoli è quanto di più valido possa circondare la vita di un individuo, anche dal punto di vista della resilienza. Avere a disposizione amici che ascoltano, famigliari che comprendono, spalle sulle quali piangere e rinfrancarsi, significa possedere una potenziale forza di resilienza non certo trascurabile.
_ Interessi e motivazioni: Gli interessi costituiscono il faro della vita, poiché da essi scaturiscono gli obiettivi fondanti attraverso cui costruiamo un profilo di senso al nostro tragitto. Essere agganciati alle proprie motivazioni può riempirci di energia e delineare una direzione intrisa di significato.
_ Progetti e obiettivi costruttivi: Darsi una spinta per riguadagnare un’accettabile posizione vitale è un impegno spesso motivato dal fatto di possedere sogni nel cassetto, desideri, traguardi da immaginare e da realizzare recuperando tenacia e voglia di farcela.
_ Opportunità: Per poter realizzare determinati propositivi ideativi occorrono anche condizioni oggettive di fattibilità. Avere accesso a risorse reali disponibili ci può consentire di rendere pensabili e tangibili i progetti che ci forniscono il carburante per esercitare la nostra controforza resiliente alla spinta delle difficoltà.
_ Gratificazione nel proprio ruolo sociale e lavorativo: Spesso, letto al contrario, tale fenomeno è palesemente una variabile patogenetica; dunque, sembra del tutto vero che godere di una vita lavorativa soddisfacente e di un ruolo sociale appagante è una sicura e robusta rete di protezione agli urti provocati dalla vita.
_ Modelli di sviluppo ambientali positivi: Forse nessuna azione resiliente può attivarsi in modo efficace all’interno di un ambiente che collude continuamente coi nostri reali bisogni, invasandoci di esperienze frustranti. Una società dal carattere altamente competitivo, per esempio, organizzata all’interno di un sistema che compromette la qualità della vita e dell’ambiente, è quanto di più deleterio per la salute psichica, tale da logorare anche la capacità di risposta resiliente.

 

Tale elenco è proposto allo scopo di generare ipotesi e riflessioni mediante le quali implementare nuovi spunti e percorsi di ricerca possibilmente avvincenti e stimolanti.
 

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